lunedì 22 ottobre 2012

La cultura che mangia

Due dati consolidati. Il primo: da lungo tempo, se non proprio da sempre, l’offerta culturale (beni artistici, paesaggio, eventi) è la prima ragione di attrazione per i turisti in Toscana, e quindi in terra di Siena. Il secondo: la seconda motivazione è l’offerta enogastronomica, che spesso soddisfa il visitatore una volta giunto sul posto più di quanto si sarebbe aspettato. Detto questo, in tempo di crisi è…crisi per tutti, anche per chi offre cibo per gli occhi e per il palato. Siena e la Toscana non fanno certo eccezione, e le reazioni sono contraddittorie. Se da un parte la promozione turistica si sta orientando sempre più al ‘fai da te’ (se non proprio al tutti contro tutti), dall’altra si registrano segnali degni di nota per la serie “l’unione fa la forza”; anche tra i due segmenti di offerta di cui stiamo in questo caso parlando. Sintomatico quanto avvenuto a fine settembre a Villa Bardini, uno dei siti culturali più rilevanti (forte sia del paesaggio, che di opere d’arte) di Firenze. Non solo perché un museo di primaria importanza è diventato per una sera luogo di ristorazione (le terre di Siena vantano importanti precedenti, dalle ‘Degustazioni ad arte” alle cene nel museo della Mezzadria del novembre 2011), ma soprattutto perché la scommessa di far ‘legare’ questi due mondi è stata fatta propria da Regione e Toscana Promozione, ovvero il braccio operativo della promozione turistica in Toscana dopo la riforma del 2011. Ed è quasi un dettaglio (degno comunque di nota) il fatto che l’idea di questa sperimentazione è arrivata da Siena (via Confesercenti). Quel che più conta ora è il pieno di consensi raccolto tra i presenti alla serata (giornalisti, bloggers, tour operators), che aveva carattere sperimentale e che ora sembra destinata a ripetersi in forma itinerante sul territorio regionale, prima di dare spunto ad un vero e proprio pacchetto turistico da proporre anche all’estero.
Sono passati più di dieci anni da quando i promotori di una nuova iniziativa che avesse per protagonisti i ristoranti senesi pensarono di sottotitolarla con uno slogan quasi avveniristico: “arte, cultura & tradizioni culinarie”. Il nome dell’iniziativa era Girogustando, e all’atto pratico sotto questo marchio in più di decennio sono stati sperimentati gli abbinamenti più diversificati. Oggi che quel marchio piace anche altrove – prova ne è la prima edizione di Girogustando a Padova, dopo quelle in Umbria - lo slogan è più reale che mai, e molti puristi scettici sull’accostamento si sono dovuti nel frattempo ricredere. Oggi ci si interroga in modo preoccupato sul passato e il futuro di certi luoghi-principe della cultura a Siena, su tutti quel Santa Maria della Scala dove anche il capitolo-ristorazione è rimasto tra gli incompiuti. Tra dibatti, proroghe e angosce (dei lavoratori) c’è chi prova ad insistere su questo binomio che prova a diventare strategico per la nostra economia. Dall’APPeritivo di MangiareaSiena al Mercato nel Campo, passando per il Trekking urbano, in queste pagine presentiamo solo alcuni degli esempi di iniziative concrete che questo territorio sta mettendo in campo, sotto la cornice “cibo&cultura”. C’’è da augurarsi che altre ne seguano, sempre migliori, se è vero quanto scritto sopra. Qualche anno fa un Ministro ebbe a dire che con la cultura non si mangia. Il rischio reale, oggi, è che facendone a meno si mangi ancor meno.
(pubblicato nel n.5/2012 della rivista C&T - Commercio & turismo)

martedì 11 settembre 2012

cultura fuoriforum


Nella primavera del 2011 una delle forze politiche in lizza per le elezioni comunali di Siena istituì un forum sulla cultura a Siena, invitando la cittadinanza a proporre idee. Quelle che seguono sono righe indirizzate a quel forum da un cittadino non 'appartenente'; quell'invio, tuttavia, non provocò grandi riscontri...sono ancora attuali, queste righe? Forse no. Ma tant'è, queste erano (sono)...

Scrivo con spirito costruttivo, benché accompagnato da una forte autocritica che a mio avviso la città è tenuta a fare, su questa materia; lo faccio da cittadino semplice, privo di particolari competenze ed esperienze in materia, se si eccettua l'aver collaborato alla realizzazione di un incontro del ciclo “Lunedìlibri”, nell'ottobre 2008, con la partecipazione di una delle Madri di Plaza de Mayo (Vera Vigevani), e l'aver proposto di riprodurre in qualche luogo pubblico i versi dedicati da Alda Merini al Palio; proposta approdata prima sulla stampa poi in Commissione cultura, ed in seguito persa nel nulla.

L'autocritica parte da due punti centrali del dibattito culturale recente ed attuale: Il Santa Maria della Scala e l'occasione-2019.

A metà degli anni '90 si parlava del primo come della imminente cittadella senese della cultura, o meglio ancora della versione senese del Beaubourg, laddove questo rappresentava un esempio riproducibile di produzione e fruizione diffusa dell'arte e della cultura, capace di coinvolgere esperti e pubblico di massa, adulti e bambini, visitatori esterni ma prima ancora i cittadini. Si prevedevano spazi per botteghe artigiane, per nuove sperimentazioni artistiche, ingenti flussi di visita e di utilizzo, al punto da prevedere perfino spazi per attività commerciali. Il sogno della cittadella viva ha trovato linfa per vari anni, alimentato soprattutto dall'alternarsi tra eventi espositivi di rilievo e nuovi, affascinanti ritrovamenti nell'ambito del grande cantiere di recupero. Poi il tenore della sorpresa si attenuato, la portata delle grandi mostre si è dilatata o quantomeno, con l'apertura di palazzo Squarcialupi, lo spazio da mantener vivo è diventato ancora più grande.

Credo sia superfluo ricorrere a dati numerici, in questo caso, per convenire oggi sul fatto che molte di queste attese risultavano sovradimensionate, oppure sono state ridimensionate da una rosa variegata di fattori. Quale che ne siano i principali, resta il fatto che oggi il Santa Maria dela Scala è un opera incompiuta, una Sagrada Famiglia della Siena contemporanea senza, che i suoi lenti lavori in corso affascinino le folle quanto riesce a fare in Spagna l'opera di Gaudì.

Una presa di coscienza chiara di questo stato di cose, unita ad alcuni obiettivi di risalita ragionevolmente perseguibili senza troppa enfasi né eccessivo dispendio di risorse, sarebbe a mio modo di vedere un punto necessario di ripartenza per la politica culturale cittadina dei prossimi anni. Indicare quali interventi, evidentemente, è cosa particolarmente difficile. Ma va fatta, per uscire necessariamente da un perdurante, pericoloso astrattismo di bei concetti che volano troppo alto.

Personalmente credo che la potenzialità più immediata sia quella di far diventare il SMS un centro più vivo, e vissuto, di quanto non lo sia ad oggi. Un luogo che il senese medio non visiti solo una una volta della vita e amen, ma che frequenti per coinvolgimento diretto. Magari perchè il senese in questione è un giovane artista e può beneficiare per un lasso di tempo predefinito di spazi e mezzi per mettere alla prova la sua reale motivazione; perché magari beneficia qui di stimoli di “sistema”, sulla falsariga di quanto fatto alla Gamec di Bergamo (http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/2010/12/04/23_A.php ); perché ha un gruppo musicale e finalmente ha trovato spazi in cui provare a condizioni accettabili; perché ha un figlio che si avvicina alle forme espressive, e riesce a farlo in spazi meno decentrati rispetto a quelli della Corte dei Miracoli. Ovvero, di una delle esperienze-potenzialità nascoste che attualmente la città può vantare, senza che la gran parte della popolazione ne abbia la percezione.

Un'altra di questa è la Biblioteca Comunale degli Intronati: luogo-oggetto di una rivoluzione silenziosa negli ultimi 10 anni, capace di arrivare a risultati un tempo impensabili, eppure sconosciuti alla gran parte della cittadinanza. Che ignora quanto vi si faccia per i bambini il sabato mattina o in ogni giorno della settimana negli spazi a loro dedicati; quanta cultura a costo zero sia lì disponibile in termini di film, documentari, serie tv, cd musicali, connessioni libere (oltre che, naturalmente, di libri); l'entusiasmo che mettono in essa i giovani volti che la rappresentano al pubblico e soprattutto quanti giovani e meno giovani abbiamo preso a frequentarla negli anni. Gli Intronati sono un caso scuola controcorrente nella gestione pubblica della cultura diffusa, così come per certi versi la Corte dei miracoli lo è in ambito privato-sociale, al pari di alcune iniziative no-profit che vanno ben oltre il solo percepire utili della Fondazione, e di alcune coraggiose iniziative private sorte o tenute vive negli ultimi anni: dalle librerie cittadine, ad alcuni piccoli editori di nicchia, al tentativo di raccordarli in chiave moderna sperimentato da Sienalibri.it. Esperienze lodevoli, che tuttavia restano troppo spesso isolate tra loro, anche per la mancanza di luoghi propizi.

Ecco: in una frase, credo che il Santa Maria di domani dovrebbe essere un po' meno grande e vuoto sogno, e un po' più un luogo figlio di queste esperienze.

Veniamo al secondo dei due “punti centrali” evocati all'inizio: il 2019. Alcuni cenni di cronaca: il sindaco Cenni annuncia il proposito della candidatura nel settembre 2009. Un paio di mesi dopo vengono annunciati gli enti chiamati a. far parte del comitato promotore, ma solo un anno più tardi, a fine 2010, viene nominato un elenco di nomi e cognomi chiamati a lavorare fattivamente all'idea. Prima e, a tutt'oggi, dopo, più nulla: nel frattempo, solo per fare due esempi, Ravenna esterna i propri progetti già nella primavera 2010, Venezia fa squadra con il Nordest e lo annuncia in conferenza stampa e intere pagine a pagamento su quotidiani nazionali.

E' percezione diffusa che l'idea, per quanto lodevole e salutare, stia maturando quantomeno in ritardo. Ma non sarebbe questo l'ostacolo maggiore, se tutto il resto fosse a posto: il punto è che, con il passare dei mesi, il contesto in cui è maturata l'idea si è fatto progressivamente meno propizio all'idea stessa. Per vari fattori.

Uno di questi è lo stesso Santa Maria, di cui abbiamo detto prima. In netto ribasso, purtroppo, appare anche il rapporto della città con la 'settima arte': nel 2010 hanno chiuso due storiche sale cinematografiche, la tecnologia digitale è arrivata in una delle tre che rimangono con mesi e mesi di ritardo, e viceversa i paesaggi cittadini di questi tempi non hanno trovato di meglio che far da sfondo a due puntate di 'un posto al sole'. A questo si aggiunga la nuova metamorfosi cui in questi mesi pare chiamato l'unica rassegna cinematografica cittadina, tollerata negli anni nel suo mutevole cambiar pelle senza che questo lasciasse mai un effettivo indotto o mettesse basi reali per qualcosa di meno effimero in prospettiva.

Altre entità culturali resistono, non prive di difficoltà: è il caso, recente, del Siena Jazz. Resistono, ma in buona parte restano mondi a parte, non comunicanti tra di sé e soprattutto vagamente percepiti da una gran parte della popolazione. Che probabilmente ignora il reale spessore dell'Accademia Chigiana, o quanto insegnamento si faccia all'interno di una Rinaldo Franci, di una scuola di lingua o cultura per stranieri (L'Unistrasi, ma non solo); e che però, paradossalmente, da ormai un decennio si sorbisce sul Canale Civico solo e soltanto repliche paliesche, quando questa frequenza avrebbe potuto facilmente essere usata almeno in parte per far percepire qualcosa al senese medio – oltre che al turista alloggiato in albergo – di quanto si fa di buono e vario, in questo sottobosco culturale.

Il riferimento finale, che può suonare anche da sintesi per i precedenti, riguarda l'architettura. All'inizio del 2011, sulle pagine dei quotidiani fiorentini ha trovato spazio la polemica sui cosiddetti “archisprechi”, ovvero sui troppi progetti elaborati dalle cosidette 'archistar' rimasti poi nel cassetto. A Siena, questo problema non c'è: salvo poche eccezioni, quanto più negli ultimi anni un edificio è stato eretto nuovo e vistoso, tantomeno ha portato una firma qualificata, oltre che un impatto degno di nota. Sarà forse fin troppo comodo, ma da profano mi accodo al coro di chi ha qualificato come 'brutture' l'edificio lineare, lo sventramento di piazzale Rosselli, l'esagono di san marco. Eppure la millenaria fama di Siena si deve in buona parte a quanto di mirabile e coraggioso fu edificato nell'era del suo massimo fulgore, economico e non solo. Obiettivamente, veniamo da un era recente in cui la disponibilità economica di sistema non è mancata: non mi pare, tuttavia, che quanto è stato eretto possa aspirare ad esser meta turistica tra decenni e secoli.

Questa considerazione simbolica, in estrema sintesi, può dirla lunga sulla fondatezza delle velleità da capitale europea della cultura. Ma anche, sulle potenzialità di miglioramento, per la cultura e quindi per il bene per la comunità, nei prossimi anni. Francamente, a mio avviso Siena in questa fase non ha proprio le carte per ottenere l'investitura: uscirne battuti con onore, tuttavia, sarebbe già un gran risultato, perché significherebbe che ci ha provato. E io spero vivamente che lo faccia.

mercoledì 15 agosto 2012

L'antispread che ci rimane

Mesi e mesi senza aggiungere parole, e poi due righe che ricompaiono nel giorno di ferragosto: possibile? Sì, se se in questo giorno una combinazione di circostanze ti rimette in condizioni di congelare i pensieri come non riesci da mesi. E di estraniarti dalla moltiplicazione di angosce cui tutti i giorni ti espongono i media, e gran parte dei discorsi con la gente. A queste latitudini viviamo un tempo sospeso in cui molti hanno già visto compromettere il proprio modo di esser umani, altri non ancora ma temono sempre più di farlo. Un tempo in cui se cerchi stimoli e metodi per esser migliori finisci per sentirti anacronistico, isola dispersa in un mare di aggressiva indignazione, che di giorno in giorno inonda valli scavate negli anni precedenti da una clamorosa e diffusa assenza di etica. Un isola come tante altre, magari, con le quali però è difficile stabilire contatti concreti, occasioni per scambiar parole e condividere la costruzione di qualcosa.

Un contesto generale al quale ognuno aggiunge i propri disagi particolari, a seconda che uno spenda le propria energie nella finanza, nell'industria o in un altro dei settori – quasi tutti – che hanno concorso al degrado. Quello dell'informazione nondimeno, il quale oggi accentua i toni delle fobie dopo che, in moti casi, ha evitato di diffondere conoscenze che avrebbero potuto almeno rallentare le degenerazioni. Una lettura che in Italia vale sia per il contesto nazionale, che per molti di quelli locali: il caso di Siena è uno di quelli dove negli ultimi anni, pur se affiancato da alcune meritorie pagine e inchieste da 'cane da guardia', il modo di diffondere notizie e quello di dibatterne pubblicamente ha scontato anche troppi vizi di fondo, tollerando troppe corsie preferenziali da una parte e bocche chiuse dall'altra, creando 'bolle informative' destinate a sgonfiarsi: così, il dilagare della testimonianza (e dell'offesa) anonima, in forma più cattiva che costruttiva, è sintomo di tutto ciò, e di forti crepe per una società che storicamente fa vanto di esser 'civile'.

Fa male veder quel che si vede, e anche il solo sfogliare il giornale diventa sempre più faticoso; si fa strada la rimozione, senza sapere dove potrà portare. Pere restare sul caso locale, leggere ancora pochi giorni fa a tutta pagina che “il santa maria della scala è il grande incompiuto” (Corriere di Siena, 11 agosto) fa specie, soprattutto agli occhi di chi in proposito aveva sottoposto idee all'attenzione di chi doveva esser 'forza di governo', senza però averne alcun riscontro. E fa specie, ma stavolta in positivo, leggere nella pagina accanto suggestioni positive avanzate da semplici cittadini: quella di Mattia (“aprirsi, senza vendersi a persone che hanno pensato soprattutto a loro stessi; aprire le bellezze di Siena ma allo stesso tempo accogliere ogni bellezza che viene da fuori, confrontarsi col mondo e capire che non siamo il centro del mondo”) o di Carla che racconta un caso concreto di semplice quotidianità, (aiutare una straniera in difficoltà a salire le scale) che se ripetuto da ciascuno ogni volta che capita “riporterebbe questa città ad apprezzare quello che ha”. A qualcuno può sembrare buonismo, ad altri l'uovo di colombo. Di questi tempi, frasi così sono oro che luccica al riparo da spread: in paese, in città o metropoli che sia.

sabato 10 marzo 2012

Memorie d'archivio

Quelli inseriti prima della data odierna sono i post recuperati dalla precedente versione del blog, on line fino a fine gennaio 2012 su minimemo.splinder.com. Quelli che seguiranno, se ce ne saranno, saranno alla loro prima apparizione.

domenica 19 febbraio 2012

Brugnato

Sabato 29 ottobre, autostrada A12, in coda per chilometri prima del casello di Brugnato. Sotto un sole splendido e crudele, ammutoliti davanti all'ammasso di fango, alberi, auto ricoperte e forse uomini con loro, mentre ruspe e altri uomini s'affannano a spalare. Tutto questo mentre la radio racconta che ci sono ancora 5 dispersi a tre giorni dall'alluvione, che l'Europa non crede alla lettera di Berlusconi, che le Regioni non adottano il Piano di adattamento per la prevenzione dai disastri; tutto questo mentre la gente prende a pallate di fango ministri e sindaci, mentre le istituzioni aumentano ancora il prezzo della benzina per risarcire la loro stessa incuria, mentre nuovi politici che disattendono le promesse fatte in campagna elettorale succedono ad altri politici che avevano disatteso le promesse fatte in campagna elettorale.

E pensare che questa era l'Italia, quella che ancora due ore prima ti sembrava splendida a Sestri levante, bambini in spiaggia e qualcuno anche a far bagno, sotto un sole di quasi novembre, splendido e crudele.  

(29 ottobre 2011)

Qualche punto fermo

..messo giù circa un anno fa. E' di destra? E' di sinistra? fate voi...
Rispetto della legge. Più un paese tradisce le regole che si dà, più compromette le basi del suo futuro.


Uguaglianza delle persone: nessuno è più 'uguale' di altri: nei diritti e nei doveri.


Pregiudizio inammissibile. Il singolo straniero, come l'italiano, non può essere considerato negativo a prescindere. Se un individuo proviene da ambienti a rischio è giusto premunirsi, ma a nessuno va negata a priori la possibilità di esser cittadino in virtù della provenienza, religione, colore della pelle.


Accoglienza costruttiva. Il mondo a cui puntare è quello in cui una persona si sposta dal suo paese per volontà, non per necessità. La soluzione all'immigrazione dei poveri non è l'accoglienza illimitata, bensì la costruzione di migliori condizioni di vita nei paesi di loro origine. Ogni paese deve accogliere chi ha bisogno in proporzione alle capacità di garantire una convivenza dignitosa tra chi accoglie e chi arriva, senza smettere di puntare all'obiettivo di lungo periodo.

L'ospite sia discreto. Chi arriva su un territorio straniero deve faro con umiltà, chiedendo rispetto per i propri diritti ma non pretendendo di imporre i propri gusti e decisioni a chi già abita in quel territorio.

Libera chiesa, libero stato. Lo stato non deve imporsi alla religione, né viceversa. Ognuno deve essere libero di professare il credo che vuole, senza impedire di fare altrettanto ad altri.

Sia premiata la sostanza. Chi lavora deve guadagnare in proporzione alla fatica ed al grado di utilità futura per la società di quanto sta facendo. Il paese che paga scienziati meno di calciatori e veline è un paese che vive alla giornata.

 Merito. La raccomandazione è l'arma dell'individuo che pensa al futuro proprio fregandosene di quello degli altri, e che spera di non essere mai uno degli 'altri'. Ma più la raccomandazione è diffusa, più il rischio che ognuno cada negli 'altri' aumenta.

 Beato il paese che non ha bisogno di eroi. In epoca moderna, l'esaltazione di singoli personaggi ha spesso preceduto grandi rovine per gli stessi personaggi, e per chi li esaltava. Più un paese costruisce il futuro con un apporto condiviso, più lo fa con basi solide.

 Partecipazione. Più la vita sociale è partecipata, più il paese è rappresentato, equo, aperto e ricco. Anche economicamente.

 Stato e imprese. Un paese che privatizza le funzioni essenziali è un paese che si espone al ricatto, o al conflitto sociale. Uno stato che eroga soldi senza vincolarli al merito ed all'efficace utilizzo, oppure che si accanisce sul reddito d'impresa, è un paese che mortifica il vero imprenditore. E senza veri imprenditori, il paese non progredisce.

 Bambini facciano i bambini. Il paese in cui i bambini diventano grandi troppo in fretta, sia perché vanno alla guerra sia perché anticipano parole e giochi da grandi, è un paese che disperde la capacità di sorridere, di essere ottimisti e spontanei.

 Fatti non foste per esser bruti. Il mondo a cui puntare è quello in cui tutti possano vivere, e non solo sopravvivere; un mondo in cui si vive in modo pieno è quello in cui il corpo e la mente si esprimono al meglio. Ecco perché, accanto alla sopravvivenza, va sempre salvaguardata la capacità creativa

 Le forze dell'ordine sono necessarie anche in un paese civile. A loro non sì deve né disprezzo, né esaltazione: si deve solo rispetto, come loro ne devono ad ogni singolo cittadino, uguale ad ogni altro nei diritti e nei doveri.

 Il paese in cui tutti hanno gli stessi soldi non esisterà mai. Ma più si allarga la distanza tra i più ricchi e i più poveri, e più il futuro sarà a rischio per tutti.

 Chi alza muri, in giardino come alle frontiere, s'illude di esser più sicuro. L'indomani sta meglio, dopo un po' sarà più solo, in futuro starà peggio.

 La bellezza crea benessere. L'ostentazione, invece, crea invidia. L'invidia crea conflitto. Il conflitto crea violenza.

 Usare il cervello ci porta avanti. Usare l'istinto ci riporta a quando eravamo scimmie.

 L'ipocrisia è la negazione dell'intelligenza umana.

 La diffusione di barriere architettoniche, il grado di attenzione agli anziani, l'integrazione di chi affetto da gravi patologie, sono tre indicatori fondamentali del livello di civiltà di un paese.

 La forza va usata solo come estrema ratio. La violenza genera violenza. La pena di morte genera altra morte. Ricorrere alla violenza salva forse l'immediato, ma compromette il futuro.

 L'ignoranza è la base della violenza. Il miglior antidoto è l'istruzione e la conoscenza. Un paese che trascura l'istruzione dei suoi figli, e l'aggiornamento degli adulti, è un paese vecchio e malato.

(30 dicembre 2010)

Disillusion days

2010, ovvero l'anno delle disillusioni. Dalle magnifiche sorti di Obama, dalla capacità del mondo economico-finanziario di andare a lezione d'etica, ovvero di adottare serie misure anti-nuovi crolli (di borsa) o di tamponare lo sfilacciamento della civiltà del lavoro conquistata ad occidente lungo i secoli, ed ora in rapido disfacimento inseguendo i draghi d'oriente.


2010, altre disillusioni: dalla possibilità di far implodere il sultanato-Berlusconi dal di dentro, ovvero tramite gli eccessi in Villa o i ravvedimenti-tradimenti di Fini. Dal ruolo costruttivo dell'informazione, sempre più marchettara, faziosa e morbosa. Dai fasti della Nazionale di calcio; dalla volontà di una piccola città dal grande passato di ritrovare un slancio di lungo periodo.

Qualcuno ha mantenuto le promesse: il Sudafrica come nazione, capace di andare ben oltre le aspettative di prima paese africano organizzatore di un mega-evento come i mondiali di calcio. Chi ha investito in energie rinnovabili, spesso doppiamente vincente sul piano economico come su quello ambientale. Le tenniste azzurre e in particolare Francesca Schiavone, mai nessuna come lei con la racchetta in Italia. E poi,le tante storie singole di chi ha creduto di poter essere più forte delle tante avversità quotidiani. Da qui si ricomincia, necessariamente, per il nuovo anno. 

28 dicembre 2010

Dieci anni, e via

La festa in piazza per l'arrivo del millennio, e i timori per il suo baco che non c'era. L'undici settembre. Il g8 di Genova e la fine delle illusioni no global. Una moneta unica per l'Europa. Il caldo bestiale dell'estate 2003. Lo tsunami nel sudest asiatico. La grande neve del 2005. le olimpiadi di Torino e l'esercito di volontari. L'illusione di Prodi. Le stelle e le stalle del calcio italiano. L'indulto e gli scudi fiscali. Il ritorno di Berlusconi e la deriva leghista. Il primato di Obama. Il masochismo della sinistra, l'inatteso Fini, il dissenso viola e l'eccesso di piazza Duomo. Le piccole grandi storie della gente comune, che soffre e sorride lontano (e nonostante) dai salotti tv.

Avanti nel secondo decennio, e che ci sia salute: non basta, ma serve molto.

(31 dicembre 2009)

Una scritta in viola: “Barabba Libero”

Non conterà niente, perché la cosiddetta “agenda politica” non sembra esserne stata più di tanto interessata. Eppure alla manifestazione viola del 5 dicembre a Roma, il cosiddetto No-b-day, è stato meglio esserci. Perché comunque il disagio in giro c'è, ed è sempre meglio esprimerlo che soffocarlo. Perché – almeno apparentemente – è stata una manifestazione spontanea, non promossa da partiti precostituiti, è in questo senso vedere piazza San Giovanni piena è un risultato straordinario. E anche perché è stata pacifica, a tratti forcaiola negli slogan, a momenti troppo 'rossa' o 'bianca' di bandiere, quelle di partiti in cerca di visibilità; ma ordinata, senza provocazioni, senza rovinare l'esistenza a nessuno. Sui cartelli esposti per l'occasione si son lette anche cose interessanti e acute: “meno male che Gianfranco c'è”, o “Non è necessario essere comunisti per opporsi a B., è sufficiente essere onesti”. Siccome però l'ironia è una delle doti che meglio distinguono l'uomo dall'animale, la palma della miglior frase va senz'altro a: ”Barabba libero”.

(8 dicembre 2009)

sabato 11 febbraio 2012

Ben dette

In Abruzzo il problema più grande è far rinascere i paesini, capisco che per il Governo sia più facile tirar su case altrove, ma se togli la gente dal territorio fai peggio della guerra, distruggi tradizioni e culture”.

Che la donna in Italia sia ancora sottomessa è un dato di fatto. Quello che la Chiesa ha fatto nella storia si sente ancora in maniera pesante e presente. Io credo che il messaggio evangelico sia ben diverso. Siamo indietro anche sulle unioni civili: è assurdo che se due persone stanno insieme e una finisce in ospedale, il compagno non conti più nulla, non ti si possa neppure avvicinare”.

Gianna Nannini su Riders Italian, nov 2009

Ogni volta che un uomo incontra un altro, gli si presentano tre possibilità: fargli la guerra, ritirarsi dietro a un muro, aprire un dialogo”.

Ryszard Kapuschinhski


Anche se è stato attribuito al razzismo dei bianchi in Sudafrica, in realtà l'apartheid oggi riguarda tutti. Si tratta di uscirne riconoscendo l'umanità degli altri, il che non significa accettare tutto ciò che viene da fuori né abbandonarsi al relativismo. E' un percorso difficile, forse il più arduo che abbiamo davanti: ma, prima o poi, bisognerà saltare il muro”.

Alberto Negri, Sole 24 ore del 10 11 2009.
(16 novembre 2009)

Carenze congenite

Mi sono reso conto che ogni governo, sia esso di destra o di sinistra, vorrebbe un sistema giudiziario debole ed una scuola debole. Il primo perché in caso contrario potrebbe disturbare il manovratore, la seconda perché diversamente cittadini più colti potrebbero mettere in discussione certi sistemi di gestire il consenso e amministrare la società che sono in uso da tempo”.


Nicola Gratteri, magistrato, membro DIA antimafia, sotto scorta dal 1989, a “Che tempo che fa” del 25/10/09.


(16 novembre 2009)

Il tempo del Nobel future

Per chi scrive qui Barack Obama Presidente degli Usa è, dopo lungo tempo, il primo segnale di speranza che ci arriva dal potere mondiale, intendendo questo come le poche persone elette (più o meno democraticamente) per reggere le sorti dei più. E' quello che al “decidiamo noi” di Bush preferisce il “lavoriamo tutti insieme”, che ha fatto reincontrare i leader di Israele e Palestina, che si è buttato in sfide epocali come la riforma sanitaria interna. E' il primo politico che torna ad emozionare, ad usare parole che non sanno solo di retorica ma che davvero potrebbero star bene in un mondo migliore.

Per chi scrive, però, il meglio di Obama deve ancora venire. Si è insediato da appena 10 mesi: la speranza vera è che tutto quanto visto e sentito finora (salvo qualcosa, tipo il rinvio dell'incontro col dalai Lama) sia solo la premessa per fatti davvero innovativi e utili, nella realtà della gente americana, e quindi anche di noi.
Proprio per questo, l'assegnazione del Nobel per la pace decisa oggi lascia perplessi. Non potendo interpretarla come un “ok, siamo già soddisfatti”, finisce per diventare un “bravo, ma ora devi dimostrare ancora di più” che rischia di trasformarsi in un eccesso di pressione.
Spero che davvero Obama faccia ancora meglio: ma a quel punto, che riconoscimento potrà meritare? Il Nobel assegnato oggi sembra un premio 'future', basato sulle promesse più che sulle certezze. E' un metro di giudizio rischioso, che se preso come precedente potrebbe premiare in futuro gente più brava a presentarsi che a fare. Una strada ardita: se domani pesassero solo le promesse, più in là (molto ma molto più in là) rischierebbe di prendersi il Nobel anche quel personaggio che oggi guida l'Italia.... 

(9 ottobre 2009)

Votateli tutti. E amen

Brunetta potrebbe assumere la carica di Ministro al conflitto sociale ed alla diffusione dell'odio: le sue esternazioni giorno dopo giorno legittimano sempre più questa delega. Intanto Berlusconi promette ai superstiti dei nubifragi a Messina tali e tanti rapidi alloggi “pensiamo a tutto noi”, che se uno non avesse visto cosa è successo in quei posti, potrebbe anche pensare che quella gente sia stata baciata dalla fortuna.


Tutto questo al termine di una settimana in cui c'è voluta una puttana di palazzo in diretta tv (col top degli ascolti) per sottolineare ulteriormente il degrado morale (e sanitario, viste le connivenze del premier col piazzista di protesi Tarantini) di certa parte del paese.


Non tutta l'Italia, per fortuna è così. Però sarebbe tempo che certa gente dai buoni e cristiani valori, si chiedesse se davvero questi valori sono compatibili con certa gente. Soprattutto, quando va a votare.

(4 ottobre 2009)

Stampa a rischio? Verissimo..

In Italia c'è un giornale con più edizioni locali, nelle cui pagine abitualmente non escono recensioni di ristoranti. Succede però che la proprietà del giornale possegga anche strutture ricettive, di cui una dotata di un ristorante. Sul finire dell'estate di quest'anno, le pagine locali che il giornale diffonde in quella provincia ospitano recensioni di quel locale per tre volte nel giro di un paio di mesi, senza peraltro  che esse siano legate a nessuno spunto di attualità indotto da eventi particolari, ma solo al fatto che...quel ristorante esiste.
Episodi come questi, nell'informazione italiana, oggi sono tutt'altro che rare. Ecco perché sarebbe un pura illusione pensare che  questo Governo è l'unica minaccia alla libertà di informazione . La raccolta firme di Repubblica, e la manifestazione romana in programma domani sottolineano sicuramente un problema reale: ma è tutt'altro che l'unico, e chi lavora in questo settore dovrebbe farsene una ragione fuggendo dall'ipocrisia, e cercare di agire di conseguenza.
Senza nulla togliere ai danni indotti dal signor B., alla sua "indignazione"(!) ed alla sua pretesa di non farsi gli affari "privati" suoi, dopo che da decenni Verissimo ed altri programmi delle sue reti hanno fatto fortuna proprio a colpi di gossip..
(2 ottobre 2009)

Quel dito per aria a Ciampino

C'era un dito per aria stamattina, dalle parti di Roma. Un piccolo dito di un bimbo di 2 anni, Simone, che all'aeroporto di Ciampino indicava una scatola di legno dove, gli avevano detto, lì dentro c'era il suo papà. Papà Roberto era uno dei sei militari rimasti vittime dell'attentato a Kabul giovedì scorso. A quest'ora forse Simone avrà già capito che papà non uscirà più dalla scatola, o forse servirà un po' più del suo tempo di creatura che da poco muove passi nella vita.
Intanto però, quel dito punta dritto alla coscienze di chi grande lo è già: ci intima a rendere onore a quei soldati, così come alla memoria di tutti i civili che muoiono facendo onestamente il proprio dovere; e ci chiede di isolare gli idioti che solitamente strumentalizzano i fatti gravi, ad esempio quelli che hanno scritto -6 sui muri di qualche strada. Ci chiede di continuare a sostenere le speranze di un mondo migliore: martedì l'America torna a fare da tramite tra Israele e Palestina. Crediamoci, allora.

20 settembre 2009)

Fire land still burning

La terra dei fuochi continua a bruciare. Non se ne parla praticamente più da quando è stato aperto il termovalorizzatore di Acerra. Ma tra Caserta, Nola, perfino lungo l'autostrada, si continua a bruciare a cielo aperto chissà quali rifiuti che si trasformano in veleno. L'ho constatato di persona due volte, a fine agosto. Una volta l'odore era talmente insostenibile che nemmeno il finestrino chiuso della macchina riusciva ad attutirlo.
(19 settembre 2009)

Del Partito Burocratico

Non sono d'accordo con la tua opinione, ma potrei morire per fartela esprimere”. Questa frase del Candido di Voltaire simboleggia da sempre, un caposaldo di una società che vuole essere civile: l'opposto di quello che hanno fatto le dittature, i regimi fascisti e compagnia bella. Il grado di attenzione alla libertà di espressione è uno dei criteri basilari per scegliere o meno una forza politica.

Tra i tanti i difetti, uno dei punti comunque a favore del Partito Democratico è, dalla sua nascita, la sua vocazione effettivamente più pluralista: al dilà di tutto, per scegliere il proprio leader il Pd ha contato i voti di chi si voleva esprimere, il PDL invece l'ha scelto chiamandosi a...corte.

La decisione di rifiutare l'iscrizione di Beppe Grillo al PD segna sotto questo aspetto un pesante passo indietro. Il Partito democratico sconfessa il suo nome, nel momento in cui chiude le porte ad un cittadino non tanto perché ha infranto o non accettato le sue regole, ma semplicemente perché in passato si espresso in modo molto critico (ma anche costruttivo, a voler vedere) nei suoi confronti. I notabili del Pd dicono in pratica che teoricamente tutti possono esprimersi, ma n realtà...proprio tutti no.

La decisione è probabilmente controproducente anche a livello tattico perché, qualora fosse ammesso, difficilmente Grillo riuscirebbe ad avere i numeri per arrivare davvero ad 'impossessarsi' del partito: così facendo si sarebbe probabilmente ridimensionato, con l'effetto collaterale però di aver portato in cascina al Pd tanti elettori che invece ne rimarranno fuori. Ma il risvolto di quanto deciso 'in alto' è pesante soprattutto perché sconfessa uno dei pretesi tratti distintivi di questo partito, gli chiude un'importante opportunità di apertura al nuovo (di cui ha fortemente bisogno) e lo arrocca invece intorno a quei nomenklatori che, almeno alcuni, hanno contribuito ad affossare la sinistra, ed un po' l'intero paese.

Peccato.
(17 luglio 2009)

Yes they camp

Lo slogan esposto in collina a l'Aquila dagli sfollati del terremoto credo rappresenti il top dell'ironia sarcastica contemporanea. Con quanti fantomatici premi alla comunicazione ci sono in giro, forse qualcuno potrebbe avere la buona idea di valorizzarlo. Il fatto è che chi l'ha scritto non aspetta premi. Aspetta un tetto.

(13 luglio 2009)

Tempi buy

...che fai, gli lecchi la f..a? Glielo metti in c...o, e tutte le cose che non facevi con me?”... Lunedì 1 giugno, 21.30 circa, Canale 5: Margherita Buy discute animatamente con Luca Zingaretti, suo marito infedele in “i giorni dell'abbandono”. Poco prima di questo dialogo, al termine della pubblicità, era apparso il consueto simbolo in basso a sinistra, di colore giallo, con il bambino per mano al genitore. Mi chiedo: cosa dovrebbe spiegare un genitore al bambino che assiste a questa scena? Come c...o si giustifica un film di questo tipo alle 9 e mezzo, in prima serata di un giorno prefestivo, quando non c'è nemmeno la scusa della scuola per mandare a letto i figli? Proprio non ha niente a che fare questo tipo di programmazione con le violenze diffuse e gioventù bruciate, che questo paese alimenta?
(2 giugno 2009)

A mente fredda sul futuro di un paese


Sondaggi ed interviste nei giornali di questo periodo accreditano l'ipotesi che la “classe operaia”, quella che un tempo avrebbe rappresentato lo zoccolo duro della sinistra italiana, si sia ora massicciamente orientata a preferire Berlusconi e il Pdl. Comunque la si guardi, almeno un risvolto positivo questo fatto ce l'ha, testimoniando un voto meno ingessato per schemi sociali. In altre parole, diventa meno scontato dire che se uno fa un certo lavoro conseguentemente vota un certo partito; un luogo comune perde terreno fertile, e questa è la notizia positiva. Per il resto, se questo mutato orientamento porterà benefici per i suoi protagonisti (gli operai) e per il paese lo scopriremo vivendo; la mia impressione è che presto o tardi essi rimarranno comunque scottati dall'aver preferito quello che gli è apparso come il “male minore” o una scelta di sopravvivenza, perché esso porta con sé il consolidamento di uno scenario dove il salariato resterà sempre più distante dalle possibilità economiche (e sociali) di coloro che già oggi ne possiedono in quantità.

Se questo è la situazione attuale dell'Italia, del resto, non c'è da farne più di tanto una colpa a chi fa queste scelte. Oltre a chi ne beneficia, va chiamata in causa la sinistra, soprattutto quella che ha avuto occasione di governare negli ultimi quindici anni. Le colpe fatali sono due: la prima relativa al conflitto di interessi, ed in particolare alla mancata applicazione di quanto perfino la Corte di giustizia europea ha intimato di applicare. Aver consentito a Berlusconi di consolidare lo strapotere mediatico che si era costruito non solo ha permesso alla macchina Fininvest/Mediaset di accumulare grandi introiti; a colpi di televendite, reality e scarsissimo approfondimento, ha soprattutto diffuso in gran parte degli italiani una predisposizione mentale sempre più idonea a recepire i messaggi (populistici e opportunistici) lanciati in questa epoca dal dottor B. Per quanto si possa sforzare, il Pd di oggi non ha chances sul piano comunicativo rispetto al Pdl; non aver impedito l'impedibile (ad esempio la sopravvivenza di Rete 4; almeno in due occasioni la sinistra ha avuto i numeri per farlo) ha oggi questa pesante conseguenza.

Pur a fronte di questo stato di cose, la stessa sinistra avrebbe probabilmente limitato i danni “sociali”, se nel 2006 non avesse compiuto un altro errore fatale: quello di allearsi con Mastella, e quindi esporsi al suo ricatto. Con una diversa articolazione alle elezioni di quell'anno Prodi avrebbe forse perso, oppure avrebbe guadagnato una maggioranza comunque risicata ma meno succube di atteggiamenti banditeschi: magari il governo non sarebbe caduto nel 2008, il Partito democratico avrebbe potuto avere una gestazione più lineare e con lui la figura di Veltroni. Il ricatto di Mastella ha invece precipitato i tempi, e con essi la rovina verso uno stato di minoranza che ora rischia di diventare 'plebiscitaria'. Oltretutto sono questi anche gli anni in alcuni eventi e figure-simbolo (Bassolino su tutti) hanno fortemente ridimensionato quel 'vanto morale' che voleva la sinistra più distante dal malaffare e dalla malagestione della cosa pubblica rispetto allo schieramento avverso; si spiega probabilmente così, all'opposto, il crescente consenso dell'Italia dei valori; che tuttavia negli anni a venire potrà forse confermarsi immune da tali piaghe, ma difficilmente riuscirà a proporsi in concreto come forza di governo.

Ecco perché, in questo momento, la sensazione è che per rivedere una sinistra al governo dell'Italia dovrà passare lungo tempo. Molta parte del paese sembra attratta dal fascino storico del tiranno (“sono povero, ma se riuscissi a rubare sarei ricco”), mentre un altra parte si sente sempre meno rappresentata in chi gestisce la cosa pubblica. In questo lungo intervallo di tempo possono succedere tante cose: una ripresa dello scontro sociale, una escalation a dimensioni pletoriche del consenso per chi governa. Oppure niente di tutto questo. Speriamo.

(26 maggio 2009)

Tutti dietro al Pil 

Tra qualche tempo, e con chissà quanti danni alle spalle, sarà passata anche la fase più acuta della “tempesta finanziaria” che in questi mesi ha colpito le borse di tutto il mondo. I diretti interessati faranno tutto il possibile per far dimenticare, o almeno smorzare la portata dell'accaduto. Il sistema economico tornerà più convinto che mai del valore cardinale del PIL, e della necessità di prestare attenzione alle “previsioni degli analisti”.
Forse le borse tornerà a decadere prima del previsto, se prima o poi non si farà largo un meccanismo che premi – o penalizzi – i famosi (e pagatissimi) analisti in virtù della loro effettiva capacità di azzeccare o meno le previsioni. E forse il mondo presto non avrà più materie prime, sia materiali che morali, se prima o poi accanto all'unico indicatore che fa testo, quello economico, non se ne considereranno altri più completi. Se tengo alto il mio Pil devo sapere quanto mi costa in termini di consumo delle risorse, e di tranquillità sociale. Altrimenti il mio Pil è zoppo. E prima poi forse cade. Con tutto il resto.

(1 dicembre 2008)

sabato 4 febbraio 2012

L'economia del pregiudizio

L'economia italiana è in picchiata, la tendenza a fomentare pregiudizi in salita. Chissà che non ci siano correlazioni. Due perle degli ultimi giorni: "i fannulloni sono quasi tutti di sinistra" (Ministro Renato Brunetta), "è una decisione della magistratura, quindi, visto che la magistratura è in larga parte di sinistra, significa che ha scelto come vuole la sinistra" (Ministro Umberto Bossi, sulla sentenza in merito alla vicenda dei pestaggi alla Diaz, durante il G8 di Genova). Intanto una brutta pagina della storia contemporanea (quei pestaggi, appunto) è andata in giudicato, almeno in primo grado. "Il pesce puzza prima dalla testa" recita un proverbio di pescatori: non in questo caso, pare.
 
(18 novembre 2008)

Risvegli Fini

"Chi è democratico è antifascista. L'antifascismo è un valore identitario anche per la destra. Al pari della democrazia, che si basa su eguaglianza, libertà ed equità sociale". E su Salò: "non si possono equiparare le due parti, non erano equivalenti coloro che combatterono per la causa giusta della libertà  e quelli che stavano dalla parte sbagliata". Così Gianfranco Fini due giorni fa; come evoluzione di fine estate, per la Destra di governo,   c'è di che apprezzare. Speriamo duri.

(15 settembre 2008)

Lucida cantantessa

"L'ignoranza rende i popoli incapaci delle proprie decisioni. E in Italia la cultura è morta. Ci fa fatica pensare e ci fa paura chi pensa: meglio i politici preconfezionati, quelli del tutto e subito, ottenuti attraverso la beffa, l'inganno, il sotterfugio ai danni della gente. Che sorride beata e non s'accorge di esser stata presa per i fondelli. I partiti senza ideologia hanno finito per convincere persino la classe operaia, che un'ideologia in passato l'ha avuta, e in nome di essa ha ottenuto risultati concreti di i giovani godono. Dove sono le radici, la memoria?"
Carmen Consoli a Repubblica - Firenze, 17 4 08

(19 aprile 2008)

Brindisi e tradimenti

Il vino perde il..pelo, ma non il vizio. Periodicamente, l'industria di produzione vinicola (come altre, nondimeno) ricade nella tentazione di duplicare i guadagni, tradendo il patto con i 'winelovers'. Con vari distinguo, pare stia capitando negli ultimi tempi in varie latitudini italiane, dalla Puglia alla Toscana del Brunello. Proprio in quest'ultimo circondario la reazione degli amministratori locali (ovvero di chi è tenuto a rappresentare la comunità locale, e quindi i cittadini più che i produttori) è stata sulle prime più realista del re. Infatti, mentre in seno al Consorzio dei produttori è scoppiata la faida tra chi vuol "annacquare" l'affaire e chi difende il disciplinare di produzione e la propria scelta di seguirlo, parallelamente le autorità politiche hanno alzato i toni sulla "vergognosa campagna mediatica" che sarebbe stata intentata ai danni di quei..poverelli dei produttori, appunto. Ora, se è vero che è giusto distinguere tra chi sostituisce vitigni (senza conseguenze per la salute) e chi invece adultera il vino, con rischi per la vita di beve, è vero anche che "sottacere" significa infischiarsene del rispetto dovuto a chi compra un vino e lo paga pure caro (spesso carissimo), convinto però di acquistare anche "un'emozione", che in realtà è tradita all'origine da chi, viceversa, su questa emozione (e sul suo tradimento, se comprovato) fa soldi a palate. Alla faccia sua. Se le accuse saranno comprovate,  sarà giusto tenerne conto

(11 aprile 2008)

PATRIA ITALIA NON PATER

Sono un'antropologa e sto per partire per un villaggio in India per lavoro. Non potrò votare e mi dispiace molto. Quello che mi rode forse ancora di più è che in realtà non sento di avere una Patria. Una Patria dovrebbe essere depositaria di valori che solo un Padre/Pater può avere e “insegnare”. Mi spiace dirlo ma la mia Italia non la potrò mai considerare Pater. Semmai come terra, terra Madre che mi ha nutrito, accolto, generato. L'Italia del buon cibo, del sole, delle persone sorridenti, della lingua così canterina. Ma di certo non come Pater, come Patria. L'Italia non mi ha insegnato niente, non mi ha dato il buon esempio nei valori da seguire, nelle norme da rispettare per il bene comune, per la Res Publica. Questo buon esempio, la lealtà, il rispetto degli altri di ciò che è di tutti me l'ha dato mio padre appunto. Ma di certo non un Paese dove l ben e privato è l'unico valore dominante, dove le tasse sono ancora vissute come una privazione della propria libertà e non come l'espressione del proprio essere cittadino, dove i politici pensano più a rifarsi le tette e impiantarsi capelli novi, a rubarsi voti e a fregare l prossimo, che a guidare quell'ammasso di individui che è diventato il popolo italiano verso la dignità e l'orgoglio di chiamare Patria questa povera Italia.


La pagina delle lettere ad Augias è, da tempo, la parte più vera – e quindi interessante – di Repubblica. Questa lettera apparsa il 27 marzo supera la media, per realismo e lucidità.

(29 marzo 2008)

mercoledì 1 febbraio 2012

Lezioni di volo in provincia

Il consiglio provinciale e quello comunale di Siena hanno approvato giovedì scorso il cosiddetto “atto di indirizzo”, che sostanzialmente avalla l'ingresso della società Galaxy come socio di maggioranza nella società di gestione dell'aeroporto di Ampugnano, in uno scenario di potenziamento dello scalo che dovrebbe movimentare a regime 100mila passeggeri all'anno.


Un punto di svolta, dopo mesi di dibattito per lo più civile, anche se non sono mancati gli eccessi; mesi in cui uno scenario ben più ambizioso (400mila, se non 4milioni di passeggeri/anno) è stato progressivamente delegittimato dal confronto tra le diverse idee.


Quello licenziato dalle istituzioni giovedì scorso può quindi essere assunto come un compromesso pragmatico, che potrà forse tutelare i più, ma rischia anche di servire a pochi. I consessi chiamati al voto la scorsa settimana infatti non pare che lo abbiano fatto dopo un approfondito esame del nuovo piano di sviluppo, cosa che invece aveva accompagnato il dibattito dei mesi passati in relazione alo scenario da 400mila passeggeri annui, il cui piano dettagliato era quantomeno consultabile sul sito dell'aeroporto.


Un voto sulla fiducia, per lo più; anche perché, a tutt'oggi, nessuno sembra aver chiarito in modo inequivocabile a quale specifica utilità uno scalo potenziato (seppur di non molto) potrà esser strumentale. Il turismo da low cost, o quello di élite? L'industria biotech (Novartis), o Mps? Ed in che in entità? In misura tale da giustificare il rapporto costi-benefici? Perché di costi, in senso lato, in qualche misura ce ne saranno di sicuro: posto che l'investimento lo farà il “privato” (Galaxy, emanazione delle casse Depositi e prestiti italiana e francese), dovranno esser pubblici i soldi necessari alle opere di urbanizzazione, e poi ci saranno – in misura da verificare – costi ambientali, sperando che essi si fermino all'acustico ed atmosferico, senza interessare la falda acquifera che caratterizza l'area dell'aeroporto.


La comunità (economica) senese rischiava di vedersi sfuggire un'occasione, e pur senza 'calar le braghe' con questo voto ha probabilmente cercato di evitare che questo avvenisse del tutto. Resta da capire quanto davvero siano stati lungimiranti gli amministratori pubblici cui la storia renderà il merito (o la colpa) di averlo fatto. Nell'attesa, altre opere infrastrutturali di cui il senese medio potrebbe senz'altro beneficiare, come una ferrovia che sia tale ed una Siena-Firenze più sicura, restano lontane dall'esser realizzate.

(9 marzo 2008)

In sintesi...

Preferisci essere a debito o a credito?” Ecco una domanda per capire in estrema sintesi la visione di una persona...

(1 febbraio 2008)

Tutto mio, niente nostro?

Una società può dirsi civile quando i cittadini sono disposti a rinunciare ad un loro possibile, maggior tornaconto immediato, per far sì che – grazie anche a questa rinuncia - tutta la comunità stia un po' meglio domani, se non da subito.

La cronaca italiana recente appare piena di segnali in senso opposto: dalla questione rifiuti in Campania, agli idioti (2 milanesi e un piacentino) che il 19 gennaio a Linate hanno continuato ad usare il cellulare in aereo, impedendone il decollo.
(22 gennaio 2008)

Napoli fuor di metafora

Bisognerebbe investire di più in formazione e sicurezza. Retribuire maggiormente chi sta in trincea per istruire i ragazzi, e per far rispettare la legge”. Dopo più di un’ora di sbigottimento, pari alla visione di un film-reportage intitolato “Napoli vita morte e miracoli” in onda ieri su la 7, l’affermazione più costruttiva che rimane in mente è quella di uno dei poliziotti-napoletani protagonisti del film. E’ anche la più ottimistica, l’unica forse, in mezzo ad una vera desolazione civile. Metto insieme le immagini viste alla tv con  quanto osservato di persona due settimane fa. E sono sempre più convinto che una delle zavorre fondamentali al riscatto di quella città sia la densità di popolazione: troppa gente ammassata a sbarcare il lunario, troppa gente da riavviare verso la legalità. Inquieta pensare come lo stesso fenomeno (con i problemi annessi) si replichi probabilmente in tutte quelle metropoli, che sono o stanno diventando sempre più termitai umani.  “O l’atomica o il napalm” ha suggerito un altro dei napoletani del filmato: più umanamente, c’è da augurarsi che sempre più persone trovino una via di realizzazione altrove. Oppure, come ogni tanto accade, riescano ad essere più forti delle circostanze. Perché a Napoli succede anche questo, anche nei quartieri più difficili. Solo che, credo, è dura. Molto dura.

(5 giugno 2007)

L'altra faccia della nera

Il tg riferisce delle stragi del sabato sera, e sembra che andare in macchina sia dovunque come andare in trincea. La stampa dà conto dei primi sintomi dell'influenza annuale, e pare che domani si debba ritrovarci tutti a letto malati. E così via...
A volte, dopo aver ascoltato le ultime notizie, bisogna fermarsi un attimo e ricordarsi che fuori c'è anche un mondo che la cronaca nera non racconta. Il che non vuol dire che i fatti negativi sono gonfiati. Ma che non ci sono solo quelli.

(27 maggio 2007)

Napoli che esala

Napoli, in questi giorni, è la riprova del fatto che l'uomo è un animale adattativo. La gente cammina in strada, si sofferma, prende un caffè, mentre tutt'intorno s'innalzano cumuli sempre più debordanti di spazzatura. Senza distinzione di quartiere: piazza Arenella, quartiere residenziale, domenica mattina pareva un quadro iperrealista. Gente benvestita ozieggiava tranquilla fuori dalla pasticceria rinomata per le sfogliatelle: sole in faccia, sigaretta in mano, occhiali trendy sugli occhi. E a pochi metri centinaia di sacchi ammassati. Giorno dopo giorno, l'assuefazione ai miasmi sembra un fatto compiuto; e poco importa se gli unici cassonetti non pieni sono quelli (pochi) per la raccolta differenziata. Non è colpa del cittadino medio napoletano, o perlomeno non solo sua; ma fino a quando potrà adattarsi ancora?

(23 maggio 2007)

sabato 28 gennaio 2012

Un uomo solo in moto, a Palermo

Quindici anni fa, una chiara sera di un sabato quasi estivo. In viaggio verso una serata di festa in un borgo di campagna, alla radio danno la notizia di un attentato. Moriva, probabilmente, una delle persone più coraggiose di questa nazione, assieme ad un manipoli d' innocenti accomunati in una fine maledetta, ad opera di uomini maledetti. Giovanni Falcone era un uomo blindato, rinchiuso dentro al sogno di una società meno bestiale. Per respirare, a volte in piena notte montava su una moto ed andava in giro per una Palermo deserta, liberandosi per pochi minuti anche della scorta. Ci piace immaginarlo così, che ancora oggi romba da qualche parte in cielo, in attesa di uomini migliori.  

(23 maggio 2007)

Carosello Italia

La pubblicità in Italia fa davvero testo. Giorni fa sul suo blog  Grillo ha scritto: 4 spot su 10 sono di telefonia, altrettanti di auto, 2 di banche o finanziarie. Accendete la tv e fate un test a caso: se non alla lettera, almeno tendenzialmente è così. “Ci istigano a comprare la macchina nuova, ci istigano a telefonare, magari mentre guidiamo. Così se andiamo al creatore per il patrimonio c'è già la soluzione” ha aggiunto. Non sarà  così alla lettera: eppure quali sono i beni di consumo a cui maggiormente ambisce l'italiano medio, per poi vantarsene ad acquisto fatto?


(23 marzo 2007)

PaPalazzos

Il Giornale spesso tiene atteggiamenti difficilmente difendibili. Stavolta, però, mi sa che lo merita: perché non avrebbe dovuto dar conto di intercettazioni che riguardavano un esponente di Governo, dopo averlo fatto (come gran parte dei quotidiani) per altri cittadini di varia professione? Perché chi è “nel Palazzo” deve continuare a vivere in un (bel) mondo a parte, come ha dimostrato anche la parte iniziale della trasmissione W l'Italia (Rai 3) del 18 marzo? Perché in  Parlamento un provvedimento definito urgente 8 mesi fa (decreto su intercettazioni) deve perdere progressivamente il suo carattere impellente, per poi recuperarlo repentinamente la scorsa settimana solo perché il portavoce del Premier è accostato (non assimilato: non ce n'è prova) al mondo della prostituzione? Perché in questa Italia di oggi, un cittadino deve condividere la spesa mensile di 13mila euro a parlamentare?

(19 marzo 2007)

Dài Corona, scendi in grotta..

La Sardegna ha mille facce, mille volti e mille culture. Dovendo schematizzare, oggi potremmo dire che ne sono rimasti solo due, quella smeraldina, finta, opulenta, di gente che gode questo benessere che non si sa da dove arriva e l'altra Sardegna, quella della gente che è disposta, per vivere, a entrare nel sottosuolo. Quella è la Sardegna vera, in cui mi riconosco, quella più tragica e disperata”.


Salvatore Niffoi, Repubblica 25 febbraio 2007, pag. 35.


E se per un'estate facessero a cambio?

(15 marzo 2007)

Questa camicia ha due secoli

Riconosceva il diritto dei popoli all’autodeterminazione. I suoi “asset” erano dialogo e tolleranza, rispetto gli uni degli altri nella rivendicazione laica della dignità dell’uomo; rifiuto dei compromessi, delle furberie della politica, del piegarsi ad ogni costo alla ragion di Stato. Attribuiva importanza ai partiti, a patto che fossero portatori d’interessi generali e non particolari; aderì alla massoneria illudendosi di contribuire al superamento delle divisioni tra i democratici. Puntava all’educazione civile della gente, all’avanzamento del genere umano senza distinzioni.

Questo è come ci tramandano oggi le cronache Giuseppe Garibaldi, nell’anno in cui ricorrono 2 secoli (il 4 luglio) dalla sua nascita. Se davvero era così, c’è di che esser orgogliosi di avere uno come lui tra i padri della patria. Ci vorrebbe una sua tournée postuma, per ricordare i suoi principi a un po’ di gente

(21 gennaio 2007)

Ustica & c, che soddisfazioni

Pomeriggio di un mercoledì di gennaio: un notiziario alla radio riporta la "piena soddisfazione del Capo di stato maggiore dell'Areonautica per la sentenza della Cassazione su Ustica, che ha riconfermato una volta di più tutto il lustro e l'onore che da sempre appartengono all'Arma".
Delle due l'una: o la redazione è stata oltremodo stringata, oppure il militare non ha avuto il benché minimo pensiero per tutti i familiari delle vittime di quell'aereo, che a distanza di 27 anni  e nonostante la sua "piena soddisfazione" covano una volta di più uno sconforto infinito per la condizione dei propri cari, morti innocenti e uccisi una seconda volta nel corso di tutti questi anni, da un silenzio dettato molto probabilmente della "ragion di stato".
E' davver motivo di soddisfazione, tutto ciò? Un paese che non rispetta i propri morti, può dirsi soddisfatto? Un paese che sta gradualmente riabilitando i protagonisti degli anni di piombo, fossero essi BR o quant'altro, nonostante la contrarietà dei parenti della loro vittime, può dirsi realmente civile?
Forse no.

(13 gennaio 2007)

Primum: erigere

"In un decennio di stasi economica e demografica abbiamo assistito ad un boom senza precedenti dell’edilizia e in particolare di quella abitativa e di quella commerciale/produttiva. L’armatura territoriale tradizionale ne è risultata sconvolta: non esiste comunello che non si sia dotato di un area produttiva con qualche capannone prefabbricato magari vuoto e con un’accessibilità quanto meno problematica; gli insediamenti abitativi si sono sparsi nel territorio agricolo e collinare alla ricerca di una alternativa alla condizione urbana, determinando un aggravamento delle condizioni di funzionamento delle città e del territorio nel suo insieme, con una crescita esponenziale della domanda di mobilità e di energia".


Parole scritte oggi da un urbanista che non conosce, ma  che fraseggi sottoscrive in pieno. Non riguardano la pianura padana, né il profondo sud, bensì la Toscana "felix". E non è finita qui.

(10 gennaio 2007)

domenica 22 gennaio 2012

L'africa, le scuole e le lotterie

Questa settimana Oprah Winprey, popolare quanto ricca anchorwoman americana, ha tenuto fede ad una promessa fatta anni or sono a Nelson Mandela, inaugurando una High School con i controfiocchi in Sudafrica, nei pressi di Johannesburg. La scuola sarà aperta ad un gruppo selezionatissimo di sole ragazze (meno di 500), provenienti dalle township più povere che circondano la capitale. La realizzazione della scuola è stata presto accompagnata, pare, da un po' di polemiche sull'eccessivo lustro assicurato a questa struttura (dotata anche di impianti sportivi in quantità e, pare, di un beaty center) a confronto con il resto delle scuole sudafricane. Si ripropone insomma il dilemma tra il fare, fare troppo e il non far niente. Lo stesso che, probabilmente, tornerà attuale tra qualche giorno anche in Italia, quando la Lotteria Italia avrà nuovamente assegnato un primo megapremio (5 mln/euro).


C'è però qualche distinzione da fare. E' difficile da contraddire chi osserva che "sarebbe stato meglio fare un primo premio più basso, e fare più piccoli premi"; va anche detto che concorrere alle lotterie (come ad ogni concorso basato sulla fortuna e dotato di vincite cospicue) ha un forte valore emotivo. Si offre una possibilità di scardinare uno stato di cose precostituito a chi altrimenti non ci riuscirebbe mai, ad esempio chi ha poco da scialare, non ha "santi" in paradiso e si ritrova chiusa ogni strada di miglioramento sociale; e in Italia, purtroppo, questo succede ancora spesso.


Il "rischio" insito nella Lotteria è che, essendo la fortuna cieca, quel primomega-premio potrebbe benissimo capitare a chi è già al top della classi di reddito; e in quel caso, la funzione sociale del concorso resta pura velleità. Qui sta la differenza tra il i soldi (pubblici) elargiti con le lotterie, e quelli (privati) utilizzati in casi come quelli della scuola a Johannesburg: la stragrande maggioranza della gioventù (povera ne resterà alla larga, ma se verranno rispettati equi criteri di selezione, almeno per una parte di loro si crea una opportunità che era prima impensabile. tenendo conto che Oprah Wimprey non è lo stato: avrebbe potuto legittimamente impiegare quei soldi in altro modo. Ha fatto solo quello che,  in proporzione, può fare ognuno di noi che abbiamo di che vivere, e anche un po' di più.
(5 gennaio 2007)

Argentina: c'è chi risparisce

In Argentina qualcuno torna a sparire di circolazione, sotto la lunga mano della dittatura golpista degli anni 70-80. Nelle scorse settimane sono spariti in due, uno dei quali riapparso solo poche ore fa, dopo più tre giorni. I primi desaparecidos non hanno ancora avuto completa giustizia, che ora tocca a quelli di ritorno. Speriamo finisca qui.
(2 gennaio 2007)

Il fatto delle coppie

Cinque minuti di approfondita ricerca di statistiche possono bastare per raccogliere dati sufficienti: oggi l’essere “coppia di fatto” è un dato emergente della società italiana, ormai impossibile da ignorare se si vuole tener conto delle esigenze reali di una comunità. Allo stesso pari, è conclamata la frequenza di casi in cui la “normale” evoluzione del percorso familiare (matrimonio, concepimento, educazione dei figli) evolva oggi verso varianti svariate (figlio educato da uno solo dei genitori, o inserito in nuova coppia); e non necessariamente con effetti nefasti.

 Allora: è ancora oggettivamente necessaria e indispensabile la cerimonia nuziale completa? E’ davvero così destabilizzante mettere più a loro agio due persone che vogliono dar vita ad un percorso comune meno altisonante, ma spesso dai risultati non inferiori a quelli di tanti matrimoni celebrati?

(13 dicembre 2006)

La stretta di mano dell’anno

Oggi il Cile e il mondo interno sono un po’ più lontani dall’epoca di Pinochet e delle sue aberranti pratiche. Non tanto perché il soggetto in questione è morto, quanto perché il suo paese, in quest’occasione, ai suoi massimi livelli ha saputo prenderne le distanze. Onore al merito della Presidente Bachelet che ha negato i funerali di stato; al suo Ministro della Cultura, che ha fatto fronte con dignità all’ingrato compito di rappresentare da sola il Governo alle esequie; ma anche, almeno in questo caso, alla “viuda” Pinochet che con la Ministro ha voluto trattenersi a colloquio, e soprattutto alla figlia che durante la messa le ha stretto la mano all’atto della pace. Magari qualcuno avesse fotografato quella stretta; sarebbe senz’altro una delle foto dell’anno, simbolo di speranza per una paese che volta pagina senza ulteriori lacerazioni.

Nessun onore, invece, al nipote del dittatore, che non ha evitato di lodare il nonno pubblicamente; né a tutti coloro che col megafono dei media in braccio hanno colto l’occasione per tentare di mistificare la realtà. Su QN dell’11 dicembre, in corsivo a pagina 12, si portava sull’altare il merito di Pinochet nel prepararsi (1990) una successione democratica; si definiva “esempio di toghe che vogliono fare la storia” l’azione del magistrato spagnolo a tutela delle vittime connazionali di quel regime; si concludeva che “tra ipocrite pressioni internazionali il Cile ha portato giuridicamente alla sbarra il generale, ma ha trovato mille cavilli per processarlo”.

Chissà se è ipocrita il pianto di chi una notte si è visto portar via un parente stretto, senza rivederlo mai più. E chissà se lo sarebbe stato chi scrive certe frasi, al suo posto.

(13 dicembre 2006)

Mai più Pinochet

Quando qualcuno gioisce per la morte di qualcun'altro, è segno che qualcosa non va. Anche se a volte il sentimento è umanamente comprensibile: il decesso di augusto pinochet, ieri a Santiano del Cile, rientra in questa casistica: come chiedere di trattenersi dal sollievo, ai parenti dei migliaia di torturati e uccisi durante la sua dittatura? Pochi come loro, al mondo, hanno diritto di gridare rabbia e vendetta. Detto questo: a noi, che non per fortuna non siamo stati toccati da un dramma tale, tocca esser lucidi. E constatare che finché nel mondo ci sarà qualcuno che gode al male di qualcun'altro, ci sarà sempre di che rimboccarsi le maniche. Pinochet in persona non potrà più dare seguito alle brutalità che ha compiuto, e questo è un dato positivo. Sarebbe stato preferibile che vivesse ancora: almeno in tempo per vederlo finalmente dietro le sbarre, quell'infame. Che il Cile lo cancelli.

(11 dic 2006)

mercoledì 18 gennaio 2012

Per chi suona la qualità

Dicembre 2006: a distanza di nove anni, la provincia di Siena ritorna a primeggiare la classifica del Sole 24ore sulla qualità della vita. Come e più che mai, ci si chiede la reale attendibilità di certe graduatorie: giusta la controanalisi di chi dice "sempre meglio misurare poco che niente, da certe basi possono comunque nascere riflessioni utili". Giusti anche gli avvertimenti del vignettista Giannelli, senese, in commento del risultato: "con tutti i soldi che hanno in dote, gli amministratori senesi, vorrei vedere...questa però sta diventando una città per abbienti e anziani". Appunto: esserci ancora tra nove anni, stando agli eventi correnti, sarà dura. ma tutto può essere..

(22 dicembre 2006)