Tra qualche tempo, e con chissà quanti danni alle spalle, sarà passata anche la fase più acuta della “tempesta finanziaria” che in questi mesi ha colpito le borse di tutto il mondo. I diretti interessati faranno tutto il possibile per far dimenticare, o almeno smorzare la portata dell'accaduto. Il sistema economico tornerà più convinto che mai del valore cardinale del PIL, e della necessità di prestare attenzione alle “previsioni degli analisti”.
Forse le borse tornerà a decadere prima del previsto, se prima o poi non si farà largo un meccanismo che premi – o penalizzi – i famosi (e pagatissimi) analisti in virtù della loro effettiva capacità di azzeccare o meno le previsioni. E forse il mondo presto non avrà più materie prime, sia materiali che morali, se prima o poi accanto all'unico indicatore che fa testo, quello economico, non se ne considereranno altri più completi. Se tengo alto il mio Pil devo sapere quanto mi costa in termini di consumo delle risorse, e di tranquillità sociale. Altrimenti il mio Pil è zoppo. E prima poi forse cade. Con tutto il resto.
(1 dicembre 2008)
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