Riconosceva il diritto dei popoli all’autodeterminazione. I suoi “asset” erano dialogo e tolleranza, rispetto gli uni degli altri nella rivendicazione laica della dignità dell’uomo; rifiuto dei compromessi, delle furberie della politica, del piegarsi ad ogni costo alla ragion di Stato. Attribuiva importanza ai partiti, a patto che fossero portatori d’interessi generali e non particolari; aderì alla massoneria illudendosi di contribuire al superamento delle divisioni tra i democratici. Puntava all’educazione civile della gente, all’avanzamento del genere umano senza distinzioni.
Questo è come ci tramandano oggi le cronache Giuseppe Garibaldi, nell’anno in cui ricorrono 2 secoli (il 4 luglio) dalla sua nascita. Se davvero era così, c’è di che esser orgogliosi di avere uno come lui tra i padri della patria. Ci vorrebbe una sua tournée postuma, per ricordare i suoi principi a un po’ di gente
(21 gennaio 2007)
Nessun commento:
Posta un commento