sabato 11 febbraio 2012

Il tempo del Nobel future

Per chi scrive qui Barack Obama Presidente degli Usa è, dopo lungo tempo, il primo segnale di speranza che ci arriva dal potere mondiale, intendendo questo come le poche persone elette (più o meno democraticamente) per reggere le sorti dei più. E' quello che al “decidiamo noi” di Bush preferisce il “lavoriamo tutti insieme”, che ha fatto reincontrare i leader di Israele e Palestina, che si è buttato in sfide epocali come la riforma sanitaria interna. E' il primo politico che torna ad emozionare, ad usare parole che non sanno solo di retorica ma che davvero potrebbero star bene in un mondo migliore.

Per chi scrive, però, il meglio di Obama deve ancora venire. Si è insediato da appena 10 mesi: la speranza vera è che tutto quanto visto e sentito finora (salvo qualcosa, tipo il rinvio dell'incontro col dalai Lama) sia solo la premessa per fatti davvero innovativi e utili, nella realtà della gente americana, e quindi anche di noi.
Proprio per questo, l'assegnazione del Nobel per la pace decisa oggi lascia perplessi. Non potendo interpretarla come un “ok, siamo già soddisfatti”, finisce per diventare un “bravo, ma ora devi dimostrare ancora di più” che rischia di trasformarsi in un eccesso di pressione.
Spero che davvero Obama faccia ancora meglio: ma a quel punto, che riconoscimento potrà meritare? Il Nobel assegnato oggi sembra un premio 'future', basato sulle promesse più che sulle certezze. E' un metro di giudizio rischioso, che se preso come precedente potrebbe premiare in futuro gente più brava a presentarsi che a fare. Una strada ardita: se domani pesassero solo le promesse, più in là (molto ma molto più in là) rischierebbe di prendersi il Nobel anche quel personaggio che oggi guida l'Italia.... 

(9 ottobre 2009)

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