sabato 28 gennaio 2012

Un uomo solo in moto, a Palermo

Quindici anni fa, una chiara sera di un sabato quasi estivo. In viaggio verso una serata di festa in un borgo di campagna, alla radio danno la notizia di un attentato. Moriva, probabilmente, una delle persone più coraggiose di questa nazione, assieme ad un manipoli d' innocenti accomunati in una fine maledetta, ad opera di uomini maledetti. Giovanni Falcone era un uomo blindato, rinchiuso dentro al sogno di una società meno bestiale. Per respirare, a volte in piena notte montava su una moto ed andava in giro per una Palermo deserta, liberandosi per pochi minuti anche della scorta. Ci piace immaginarlo così, che ancora oggi romba da qualche parte in cielo, in attesa di uomini migliori.  

(23 maggio 2007)

Carosello Italia

La pubblicità in Italia fa davvero testo. Giorni fa sul suo blog  Grillo ha scritto: 4 spot su 10 sono di telefonia, altrettanti di auto, 2 di banche o finanziarie. Accendete la tv e fate un test a caso: se non alla lettera, almeno tendenzialmente è così. “Ci istigano a comprare la macchina nuova, ci istigano a telefonare, magari mentre guidiamo. Così se andiamo al creatore per il patrimonio c'è già la soluzione” ha aggiunto. Non sarà  così alla lettera: eppure quali sono i beni di consumo a cui maggiormente ambisce l'italiano medio, per poi vantarsene ad acquisto fatto?


(23 marzo 2007)

PaPalazzos

Il Giornale spesso tiene atteggiamenti difficilmente difendibili. Stavolta, però, mi sa che lo merita: perché non avrebbe dovuto dar conto di intercettazioni che riguardavano un esponente di Governo, dopo averlo fatto (come gran parte dei quotidiani) per altri cittadini di varia professione? Perché chi è “nel Palazzo” deve continuare a vivere in un (bel) mondo a parte, come ha dimostrato anche la parte iniziale della trasmissione W l'Italia (Rai 3) del 18 marzo? Perché in  Parlamento un provvedimento definito urgente 8 mesi fa (decreto su intercettazioni) deve perdere progressivamente il suo carattere impellente, per poi recuperarlo repentinamente la scorsa settimana solo perché il portavoce del Premier è accostato (non assimilato: non ce n'è prova) al mondo della prostituzione? Perché in questa Italia di oggi, un cittadino deve condividere la spesa mensile di 13mila euro a parlamentare?

(19 marzo 2007)

Dài Corona, scendi in grotta..

La Sardegna ha mille facce, mille volti e mille culture. Dovendo schematizzare, oggi potremmo dire che ne sono rimasti solo due, quella smeraldina, finta, opulenta, di gente che gode questo benessere che non si sa da dove arriva e l'altra Sardegna, quella della gente che è disposta, per vivere, a entrare nel sottosuolo. Quella è la Sardegna vera, in cui mi riconosco, quella più tragica e disperata”.


Salvatore Niffoi, Repubblica 25 febbraio 2007, pag. 35.


E se per un'estate facessero a cambio?

(15 marzo 2007)

Questa camicia ha due secoli

Riconosceva il diritto dei popoli all’autodeterminazione. I suoi “asset” erano dialogo e tolleranza, rispetto gli uni degli altri nella rivendicazione laica della dignità dell’uomo; rifiuto dei compromessi, delle furberie della politica, del piegarsi ad ogni costo alla ragion di Stato. Attribuiva importanza ai partiti, a patto che fossero portatori d’interessi generali e non particolari; aderì alla massoneria illudendosi di contribuire al superamento delle divisioni tra i democratici. Puntava all’educazione civile della gente, all’avanzamento del genere umano senza distinzioni.

Questo è come ci tramandano oggi le cronache Giuseppe Garibaldi, nell’anno in cui ricorrono 2 secoli (il 4 luglio) dalla sua nascita. Se davvero era così, c’è di che esser orgogliosi di avere uno come lui tra i padri della patria. Ci vorrebbe una sua tournée postuma, per ricordare i suoi principi a un po’ di gente

(21 gennaio 2007)

Ustica & c, che soddisfazioni

Pomeriggio di un mercoledì di gennaio: un notiziario alla radio riporta la "piena soddisfazione del Capo di stato maggiore dell'Areonautica per la sentenza della Cassazione su Ustica, che ha riconfermato una volta di più tutto il lustro e l'onore che da sempre appartengono all'Arma".
Delle due l'una: o la redazione è stata oltremodo stringata, oppure il militare non ha avuto il benché minimo pensiero per tutti i familiari delle vittime di quell'aereo, che a distanza di 27 anni  e nonostante la sua "piena soddisfazione" covano una volta di più uno sconforto infinito per la condizione dei propri cari, morti innocenti e uccisi una seconda volta nel corso di tutti questi anni, da un silenzio dettato molto probabilmente della "ragion di stato".
E' davver motivo di soddisfazione, tutto ciò? Un paese che non rispetta i propri morti, può dirsi soddisfatto? Un paese che sta gradualmente riabilitando i protagonisti degli anni di piombo, fossero essi BR o quant'altro, nonostante la contrarietà dei parenti della loro vittime, può dirsi realmente civile?
Forse no.

(13 gennaio 2007)

Primum: erigere

"In un decennio di stasi economica e demografica abbiamo assistito ad un boom senza precedenti dell’edilizia e in particolare di quella abitativa e di quella commerciale/produttiva. L’armatura territoriale tradizionale ne è risultata sconvolta: non esiste comunello che non si sia dotato di un area produttiva con qualche capannone prefabbricato magari vuoto e con un’accessibilità quanto meno problematica; gli insediamenti abitativi si sono sparsi nel territorio agricolo e collinare alla ricerca di una alternativa alla condizione urbana, determinando un aggravamento delle condizioni di funzionamento delle città e del territorio nel suo insieme, con una crescita esponenziale della domanda di mobilità e di energia".


Parole scritte oggi da un urbanista che non conosce, ma  che fraseggi sottoscrive in pieno. Non riguardano la pianura padana, né il profondo sud, bensì la Toscana "felix". E non è finita qui.

(10 gennaio 2007)

domenica 22 gennaio 2012

L'africa, le scuole e le lotterie

Questa settimana Oprah Winprey, popolare quanto ricca anchorwoman americana, ha tenuto fede ad una promessa fatta anni or sono a Nelson Mandela, inaugurando una High School con i controfiocchi in Sudafrica, nei pressi di Johannesburg. La scuola sarà aperta ad un gruppo selezionatissimo di sole ragazze (meno di 500), provenienti dalle township più povere che circondano la capitale. La realizzazione della scuola è stata presto accompagnata, pare, da un po' di polemiche sull'eccessivo lustro assicurato a questa struttura (dotata anche di impianti sportivi in quantità e, pare, di un beaty center) a confronto con il resto delle scuole sudafricane. Si ripropone insomma il dilemma tra il fare, fare troppo e il non far niente. Lo stesso che, probabilmente, tornerà attuale tra qualche giorno anche in Italia, quando la Lotteria Italia avrà nuovamente assegnato un primo megapremio (5 mln/euro).


C'è però qualche distinzione da fare. E' difficile da contraddire chi osserva che "sarebbe stato meglio fare un primo premio più basso, e fare più piccoli premi"; va anche detto che concorrere alle lotterie (come ad ogni concorso basato sulla fortuna e dotato di vincite cospicue) ha un forte valore emotivo. Si offre una possibilità di scardinare uno stato di cose precostituito a chi altrimenti non ci riuscirebbe mai, ad esempio chi ha poco da scialare, non ha "santi" in paradiso e si ritrova chiusa ogni strada di miglioramento sociale; e in Italia, purtroppo, questo succede ancora spesso.


Il "rischio" insito nella Lotteria è che, essendo la fortuna cieca, quel primomega-premio potrebbe benissimo capitare a chi è già al top della classi di reddito; e in quel caso, la funzione sociale del concorso resta pura velleità. Qui sta la differenza tra il i soldi (pubblici) elargiti con le lotterie, e quelli (privati) utilizzati in casi come quelli della scuola a Johannesburg: la stragrande maggioranza della gioventù (povera ne resterà alla larga, ma se verranno rispettati equi criteri di selezione, almeno per una parte di loro si crea una opportunità che era prima impensabile. tenendo conto che Oprah Wimprey non è lo stato: avrebbe potuto legittimamente impiegare quei soldi in altro modo. Ha fatto solo quello che,  in proporzione, può fare ognuno di noi che abbiamo di che vivere, e anche un po' di più.
(5 gennaio 2007)

Argentina: c'è chi risparisce

In Argentina qualcuno torna a sparire di circolazione, sotto la lunga mano della dittatura golpista degli anni 70-80. Nelle scorse settimane sono spariti in due, uno dei quali riapparso solo poche ore fa, dopo più tre giorni. I primi desaparecidos non hanno ancora avuto completa giustizia, che ora tocca a quelli di ritorno. Speriamo finisca qui.
(2 gennaio 2007)

Il fatto delle coppie

Cinque minuti di approfondita ricerca di statistiche possono bastare per raccogliere dati sufficienti: oggi l’essere “coppia di fatto” è un dato emergente della società italiana, ormai impossibile da ignorare se si vuole tener conto delle esigenze reali di una comunità. Allo stesso pari, è conclamata la frequenza di casi in cui la “normale” evoluzione del percorso familiare (matrimonio, concepimento, educazione dei figli) evolva oggi verso varianti svariate (figlio educato da uno solo dei genitori, o inserito in nuova coppia); e non necessariamente con effetti nefasti.

 Allora: è ancora oggettivamente necessaria e indispensabile la cerimonia nuziale completa? E’ davvero così destabilizzante mettere più a loro agio due persone che vogliono dar vita ad un percorso comune meno altisonante, ma spesso dai risultati non inferiori a quelli di tanti matrimoni celebrati?

(13 dicembre 2006)

La stretta di mano dell’anno

Oggi il Cile e il mondo interno sono un po’ più lontani dall’epoca di Pinochet e delle sue aberranti pratiche. Non tanto perché il soggetto in questione è morto, quanto perché il suo paese, in quest’occasione, ai suoi massimi livelli ha saputo prenderne le distanze. Onore al merito della Presidente Bachelet che ha negato i funerali di stato; al suo Ministro della Cultura, che ha fatto fronte con dignità all’ingrato compito di rappresentare da sola il Governo alle esequie; ma anche, almeno in questo caso, alla “viuda” Pinochet che con la Ministro ha voluto trattenersi a colloquio, e soprattutto alla figlia che durante la messa le ha stretto la mano all’atto della pace. Magari qualcuno avesse fotografato quella stretta; sarebbe senz’altro una delle foto dell’anno, simbolo di speranza per una paese che volta pagina senza ulteriori lacerazioni.

Nessun onore, invece, al nipote del dittatore, che non ha evitato di lodare il nonno pubblicamente; né a tutti coloro che col megafono dei media in braccio hanno colto l’occasione per tentare di mistificare la realtà. Su QN dell’11 dicembre, in corsivo a pagina 12, si portava sull’altare il merito di Pinochet nel prepararsi (1990) una successione democratica; si definiva “esempio di toghe che vogliono fare la storia” l’azione del magistrato spagnolo a tutela delle vittime connazionali di quel regime; si concludeva che “tra ipocrite pressioni internazionali il Cile ha portato giuridicamente alla sbarra il generale, ma ha trovato mille cavilli per processarlo”.

Chissà se è ipocrita il pianto di chi una notte si è visto portar via un parente stretto, senza rivederlo mai più. E chissà se lo sarebbe stato chi scrive certe frasi, al suo posto.

(13 dicembre 2006)

Mai più Pinochet

Quando qualcuno gioisce per la morte di qualcun'altro, è segno che qualcosa non va. Anche se a volte il sentimento è umanamente comprensibile: il decesso di augusto pinochet, ieri a Santiano del Cile, rientra in questa casistica: come chiedere di trattenersi dal sollievo, ai parenti dei migliaia di torturati e uccisi durante la sua dittatura? Pochi come loro, al mondo, hanno diritto di gridare rabbia e vendetta. Detto questo: a noi, che non per fortuna non siamo stati toccati da un dramma tale, tocca esser lucidi. E constatare che finché nel mondo ci sarà qualcuno che gode al male di qualcun'altro, ci sarà sempre di che rimboccarsi le maniche. Pinochet in persona non potrà più dare seguito alle brutalità che ha compiuto, e questo è un dato positivo. Sarebbe stato preferibile che vivesse ancora: almeno in tempo per vederlo finalmente dietro le sbarre, quell'infame. Che il Cile lo cancelli.

(11 dic 2006)

mercoledì 18 gennaio 2012

Per chi suona la qualità

Dicembre 2006: a distanza di nove anni, la provincia di Siena ritorna a primeggiare la classifica del Sole 24ore sulla qualità della vita. Come e più che mai, ci si chiede la reale attendibilità di certe graduatorie: giusta la controanalisi di chi dice "sempre meglio misurare poco che niente, da certe basi possono comunque nascere riflessioni utili". Giusti anche gli avvertimenti del vignettista Giannelli, senese, in commento del risultato: "con tutti i soldi che hanno in dote, gli amministratori senesi, vorrei vedere...questa però sta diventando una città per abbienti e anziani". Appunto: esserci ancora tra nove anni, stando agli eventi correnti, sarà dura. ma tutto può essere..

(22 dicembre 2006)

Welby e non più

Legalizzare il diritto alla morte, oltre a quanto già c'è nella Costituzione, è cosa delicata. Detto questo, pensare che qualcuno viva quello che ha vissuto Welby prima di morire è invece cosa straziante. Chi fa le leggi ha il dovere di trovare un meccanismo che eviti il riprovevole tira e molla (la spina) che si è rincorso in queste settimane. La speculazione su un uomo morente (o morto) non è da paese civile, né l'agonia ha niente di umano. Quanto ai funerali cattolici "sospesi".. meglio sospendere il commento.

(22 dicembre 2006)

portafogli rosa

 Effetti di una serata con una collega (che dice, tra l’altro, di non volere figli), e relativa conversazione. Dopo mesi (anni?) di convinzione circa l’utilità delle quote rosa, rifletterci oggi porta a pensare che il sistema efficace per dare più spazio alle donne nel lavoro non può essere quello. Cosa scalda veramente le coscienze agli italiani, specie sul lavoro? Il portafoglio. E allora: vogliamo che le imprese assumano più donne, che siano meno titubanti pensando a maternità e quant’altro? Sgraviamole. Invece che sulla rottamazione di auto o sull’acquisto di decoder, chi governa metta in pista incentivi reali all’occupazione femminile. E siccome i soldi scaldano anche le coscienze degli stranieri: motiviamo chi arriva nel nostro paese ad attrezzarsi per l’integrazione. I cinesi dicono di essere in difficoltà nel dialogare per via della lingua? Stimoliamoli ad impararla. E così via.

O forse per il futuro dell’Italia dobbiamo ancora puntare sulla Fiat e megaziende simili, magari per lo più maschili?

(13 dicembre 2006)

Allitalia

 Cimoli, attuale ad di Alitalia, guadagna 190mila euro al mese mentre l'azienda perde un milioni di euro al giorno; il suo parigrado in Air France ne prende 30mila. A fine mandato, comunque vada, lo stesso Cimoli "buonuscirà" con 8 milioni di euro. Scaroni, fino a poco fa a guida di Enel (10 anni dopo le condanne subite in Tangentopoli) non gli è molto da meno. Poi c'è il fatto che Enel (o le ex municipalizzate dell'acqua, per fare un altro esempio) sfornano utili in crescita, mentre il cittadino subisce aumenti su aumenti (3,5 % sulla corrente negli ultimi due anni) e il servizio che gode non è all'altezza degli standard promessi. Ancora una volta Report è stato illuminante sulle allucinanti contraddizioni dell'economia italiana. E  tutto faceva ancora più specie, ierisera, alternando sullo schermo i servizi della Gabbelli con il reportage dall'Africa decimata dall''Aids, e dalla povertà, in onda in contemporanea sulla Cnn.
(23 ottobre 2006)

Chigiana, sconosciuta in patria

Classic voice, rivista prestigiosa – pare - del settore musica classica, ha definito anche per quest’anno la stagione concertistica dell’Accademia musicale Chigiana come la seconda migliore in Italia, subito dopo le ex aequo Torino e Martina franca. Il prestigio della Chigiana non si scopre adesso: a tutt’oggi però, il suo potenziale è almeno in parte ancora da valorizzare. In primo luogo, a vantaggio della città che la ospita: perché, ad esempio, non sfruttare il Canale Civico di Siena per portare nelle case dei cittadini un po’ di quella musica che dà tanto lustro, spezzando così il ritmo di una programmazione pressoché monopolizzata da repliche e strarepliche paliesche?

(6 settembre 2006)

Il gallo non canta, all’Autogrill

Autogrill Cantagallo, un venerdì di settembre, banco del bar. “Questo posto è una topaia. Se non fosse per mio padre che sta per morire, me ne sarei già andato da un pezzo. Che soddisfazioni mi ha dato, in vent’anni, questo paese? Ora poi la gente ha votato nuovamente la Sinistra, con tutti i casini che già ha fatto. Ma è contenta così? Bene, bene. Mio padre ha le ore contate, mia madre è un tutt’uno con lui. Resto qui per loro, altrimenti un’isola del Brasile, o non so dove…” testimonianza spontanea di un barista in servizio. In bocca al lupo.

(5 settembre 2006)

Alina sbarca a Lampedusa

L’isola di Lampedusa ha appena vissuto l’ultima tragedia, in ordine di tempo, tra quelle che da circa quindici anni vedono protagonisti centinaia di immigrati clandestini in cerca di uno sbarco per l’Italia. L’attuale Ministro della Solidarietà, Ferraro, parla della necessità di capovolgere la visione del ruolo degli immigrati: da”problema” a “risorsa” per la nostra, e le altre nazioni occidentali. Il ragionamento non fa una piega, ma temo che sia poco più che una risposta parziale. Il vero nocciolo della questione, secondo me, rimane la necessità di aiutare i paesi di provenienza a diventare fonte di più lavoro per le loro popolazioni: quello che chiedono Bono, Bob geldof e milioni di singoli cittadini più o meno impegnati, ed a cui purtroppo i paesi sviluppati non stanno ancora contribuendo abbastanza.
Intanto, decine di ragazze come Alina continuano a tentare lo sbarco: a volte riuscendoci, a volte annegando. Chi è Alina? Scopritelo nel film “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, di Marco Tullio Giordana.
(20 agosto 2006)

Le avulse Papesse. e le loro sorelle

 


Sole 24 ore, Unità (e naturalmente, Papesse) da una parte. Canale 3 Toscana e Corriere di Siena dall'altra. Nel variabile intermezzo paliesco di fine luglio, è divampata la polemica mediatica dell'estate 2005, cetrioli a parte. Tre cose meritano di essere aggiunte. La prima: non guadagnando nulla in simpatia pubblica rispetto al già antipatico predecessore RIsaliti, l'attuale direttore del Museo non ha fatto granché, nel suo mandato, per rendere l'ex palazzo di Bankitalia meno avulso alla comunità senese: non quella artistica, ma quella 'allargata' di chi se ne frega di Pistoletto o Kounnelis, ma è disposto a tollerare spazi destinati all'arte.

La seconda: Siena vive artisticamente di rendita, ovvero tesorizza ancor oggi l'estro di Lorenzetti, Duccio e compagnia bella, che diversi secoli fa furono "contemporanei" e forse a loro volta non necessariamente compresi da tutti. Durerà in eterno, questa rendita. senza che nulla di significativamente contemporaneo venga aggiunto (oltre ai drappelloni), così da essere apprezzato dalle future generazioni?

La terza: giusto, comunque, andare a riscontrare l'utilizzo di soldi pubblici fatto dalle Papesse. Un buono spunto, del resto, per allargare l'analisi a tante altre realtà pubbliche e private del senese

(12 agosto 2005)