sabato 11 febbraio 2012

A mente fredda sul futuro di un paese


Sondaggi ed interviste nei giornali di questo periodo accreditano l'ipotesi che la “classe operaia”, quella che un tempo avrebbe rappresentato lo zoccolo duro della sinistra italiana, si sia ora massicciamente orientata a preferire Berlusconi e il Pdl. Comunque la si guardi, almeno un risvolto positivo questo fatto ce l'ha, testimoniando un voto meno ingessato per schemi sociali. In altre parole, diventa meno scontato dire che se uno fa un certo lavoro conseguentemente vota un certo partito; un luogo comune perde terreno fertile, e questa è la notizia positiva. Per il resto, se questo mutato orientamento porterà benefici per i suoi protagonisti (gli operai) e per il paese lo scopriremo vivendo; la mia impressione è che presto o tardi essi rimarranno comunque scottati dall'aver preferito quello che gli è apparso come il “male minore” o una scelta di sopravvivenza, perché esso porta con sé il consolidamento di uno scenario dove il salariato resterà sempre più distante dalle possibilità economiche (e sociali) di coloro che già oggi ne possiedono in quantità.

Se questo è la situazione attuale dell'Italia, del resto, non c'è da farne più di tanto una colpa a chi fa queste scelte. Oltre a chi ne beneficia, va chiamata in causa la sinistra, soprattutto quella che ha avuto occasione di governare negli ultimi quindici anni. Le colpe fatali sono due: la prima relativa al conflitto di interessi, ed in particolare alla mancata applicazione di quanto perfino la Corte di giustizia europea ha intimato di applicare. Aver consentito a Berlusconi di consolidare lo strapotere mediatico che si era costruito non solo ha permesso alla macchina Fininvest/Mediaset di accumulare grandi introiti; a colpi di televendite, reality e scarsissimo approfondimento, ha soprattutto diffuso in gran parte degli italiani una predisposizione mentale sempre più idonea a recepire i messaggi (populistici e opportunistici) lanciati in questa epoca dal dottor B. Per quanto si possa sforzare, il Pd di oggi non ha chances sul piano comunicativo rispetto al Pdl; non aver impedito l'impedibile (ad esempio la sopravvivenza di Rete 4; almeno in due occasioni la sinistra ha avuto i numeri per farlo) ha oggi questa pesante conseguenza.

Pur a fronte di questo stato di cose, la stessa sinistra avrebbe probabilmente limitato i danni “sociali”, se nel 2006 non avesse compiuto un altro errore fatale: quello di allearsi con Mastella, e quindi esporsi al suo ricatto. Con una diversa articolazione alle elezioni di quell'anno Prodi avrebbe forse perso, oppure avrebbe guadagnato una maggioranza comunque risicata ma meno succube di atteggiamenti banditeschi: magari il governo non sarebbe caduto nel 2008, il Partito democratico avrebbe potuto avere una gestazione più lineare e con lui la figura di Veltroni. Il ricatto di Mastella ha invece precipitato i tempi, e con essi la rovina verso uno stato di minoranza che ora rischia di diventare 'plebiscitaria'. Oltretutto sono questi anche gli anni in alcuni eventi e figure-simbolo (Bassolino su tutti) hanno fortemente ridimensionato quel 'vanto morale' che voleva la sinistra più distante dal malaffare e dalla malagestione della cosa pubblica rispetto allo schieramento avverso; si spiega probabilmente così, all'opposto, il crescente consenso dell'Italia dei valori; che tuttavia negli anni a venire potrà forse confermarsi immune da tali piaghe, ma difficilmente riuscirà a proporsi in concreto come forza di governo.

Ecco perché, in questo momento, la sensazione è che per rivedere una sinistra al governo dell'Italia dovrà passare lungo tempo. Molta parte del paese sembra attratta dal fascino storico del tiranno (“sono povero, ma se riuscissi a rubare sarei ricco”), mentre un altra parte si sente sempre meno rappresentata in chi gestisce la cosa pubblica. In questo lungo intervallo di tempo possono succedere tante cose: una ripresa dello scontro sociale, una escalation a dimensioni pletoriche del consenso per chi governa. Oppure niente di tutto questo. Speriamo.

(26 maggio 2009)

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