Un dato preso da solo è un numero. Un dato messo in relazione con un altro può diventare informazione, spunto di ragionamento, conoscenza. Da quando è cominciata l’emergenza Covid-19, la gran parte dei cittadini della gran parte dei paesi del mondo recepisce giornalmente nuovi dati su 4-5 ordini di grandezze in particolare: numero di contagi, ricoveri in terapia intensiva (o dimissioni), decessi, guarigioni. Questi dati di per sé possono dire poco o tanto, ma sono molto più significativi se messi in relazione con altri pertinenti.
Ad esempio: io posso essere più allarmato o confortato se giorno dopo giorno vedo crescere gli indicatori negativi (contagi, ricoveri, decessi) o quelli positivi (dimissioni, guarigioni) relativi al territorio in cui vivo. Ma l’allarme o il conforto possono essere amplificati o sminuiti se ho modo di confrontare questi indicatori con gli stessi misurati in altri territori. E se i criteri di misurazione sono attendibili, e omogenei.
Prendiamo una delle grandezze in questione: i contagiati totali.
A metà aprile 2020, quella nell'immagine era la situazione italiana messa a confronta con il resto dell’Europa (fonte World Health Orgnization – Europe).
I dati resi noti alla stessa data dall’ European Centre for Disease Prevention and Control, e aggregati da Ourworldindata, evidenziano però che non tutti i paesi fanno tests (tamponi) con la stessa intensità. Anzi: in Norvegia, Germania e Italia la densità di test ogni 1000 abitanti, ovvero il tracciamento dei contagi risulta molto più intenso che nel resto dei paesi europei:
E’ evidente che ai nostri occhi (di chi li legge) i dati assoluti sul contagi assumono un valore diverso, se siamo a conoscenza o meno di questo aspetto.
Eppure i bollettini quotidiani sono diramati senza esser corredati sistematicamente di queste avvertenze. Anche le altre grandezze che quotidianamente vengono aggiornate andrebbero probabilmente corredate di specifiche avvertenze, per la loro corretta interpretazione. Non entriamo per il momento nel loro merito, e ci fermiamo qui, lasciando uno spunto di riflessione per chi ci legge: come altri hanno scritto in questi giorni (ad esempio Daniele Frongia sul Fatto Quotidiano, il 16 aprile), non sarebbe il caso di coinvolgere maggiormente esperti nella lettura di dati (tipo i sistemi statistici nazionali) e nella loro comunicazione? E non sarebbe il caso di armonizzare realmente questi dati su scala internazionale, vista la loro rilevanza per l’opinione pubblica?
Pubblicato su Radiobullets
