Un
contesto generale al quale ognuno aggiunge i propri disagi
particolari, a seconda che uno spenda le propria energie nella
finanza, nell'industria o in un altro dei settori – quasi tutti –
che hanno concorso al degrado. Quello dell'informazione nondimeno, il
quale oggi accentua i toni delle fobie dopo che, in moti casi, ha
evitato di diffondere conoscenze che avrebbero potuto almeno
rallentare le degenerazioni. Una lettura che in Italia vale sia per
il contesto nazionale, che per molti di quelli locali: il caso di
Siena è uno di quelli dove negli ultimi anni, pur se
affiancato da alcune meritorie pagine e inchieste da 'cane da
guardia', il modo di diffondere notizie e quello di dibatterne
pubblicamente ha scontato anche troppi vizi di fondo, tollerando
troppe corsie preferenziali da una parte e bocche chiuse dall'altra,
creando 'bolle informative' destinate a sgonfiarsi: così, il
dilagare della testimonianza (e dell'offesa) anonima, in forma più
cattiva che costruttiva, è sintomo di tutto ciò, e di
forti crepe per una società che storicamente fa vanto di esser
'civile'.
Fa male veder quel che si vede, e anche il solo sfogliare il giornale diventa sempre più faticoso; si fa strada la rimozione, senza sapere dove potrà portare. Pere restare sul caso locale, leggere ancora pochi giorni fa a tutta pagina che “il santa maria della scala è il grande incompiuto” (Corriere di Siena, 11 agosto) fa specie, soprattutto agli occhi di chi in proposito aveva sottoposto idee all'attenzione di chi doveva esser 'forza di governo', senza però averne alcun riscontro. E fa specie, ma stavolta in positivo, leggere nella pagina accanto suggestioni positive avanzate da semplici cittadini: quella di Mattia (“aprirsi, senza vendersi a persone che hanno pensato soprattutto a loro stessi; aprire le bellezze di Siena ma allo stesso tempo accogliere ogni bellezza che viene da fuori, confrontarsi col mondo e capire che non siamo il centro del mondo”) o di Carla che racconta un caso concreto di semplice quotidianità, (aiutare una straniera in difficoltà a salire le scale) che se ripetuto da ciascuno ogni volta che capita “riporterebbe questa città ad apprezzare quello che ha”. A qualcuno può sembrare buonismo, ad altri l'uovo di colombo. Di questi tempi, frasi così sono oro che luccica al riparo da spread: in paese, in città o metropoli che sia.
Fa male veder quel che si vede, e anche il solo sfogliare il giornale diventa sempre più faticoso; si fa strada la rimozione, senza sapere dove potrà portare. Pere restare sul caso locale, leggere ancora pochi giorni fa a tutta pagina che “il santa maria della scala è il grande incompiuto” (Corriere di Siena, 11 agosto) fa specie, soprattutto agli occhi di chi in proposito aveva sottoposto idee all'attenzione di chi doveva esser 'forza di governo', senza però averne alcun riscontro. E fa specie, ma stavolta in positivo, leggere nella pagina accanto suggestioni positive avanzate da semplici cittadini: quella di Mattia (“aprirsi, senza vendersi a persone che hanno pensato soprattutto a loro stessi; aprire le bellezze di Siena ma allo stesso tempo accogliere ogni bellezza che viene da fuori, confrontarsi col mondo e capire che non siamo il centro del mondo”) o di Carla che racconta un caso concreto di semplice quotidianità, (aiutare una straniera in difficoltà a salire le scale) che se ripetuto da ciascuno ogni volta che capita “riporterebbe questa città ad apprezzare quello che ha”. A qualcuno può sembrare buonismo, ad altri l'uovo di colombo. Di questi tempi, frasi così sono oro che luccica al riparo da spread: in paese, in città o metropoli che sia.