lunedì 5 settembre 2016

DISGRAZIE DI MASSA: AIUTO O NON AIUTO?

Il tremendo terremoto del 24 agosto, l'ultimo di una lunga serie. Le rovine, i feriti, le salme. E poi i soccorsi, gli aiuti, i tweet. Gli sms solidali, i vip, le amatriciane solidali. La “gara di solidarietà”, gli italiani che ancora una volta gettano il cuore oltre l'ostacolo. Un coro di sensibilizzazione e azione. Nessuna voce fuori dal coro. O quasi.




“PER IL TERREMOTO NON DO NEANCHE UN EURO”
“E' l'ora di finirla con la moina
 del buon cuore e portafoglio
 dei cittadini contribuenti”?


Il titolo controcorrente spicca da un'articolo de L'eco del sud, condiviso da un mio contatto facebook tra i più recenti e perspicaci. L'affermazione è attribuita ad una persona per me sin qui sconosciuta, il presidente del movimento “Popolo partite Iva” Lino Ricchiuti. Che in estrema sintesi dice: è l'ora di finirla con la moina del buon cuore e portafoglio dei cittadini/contribuenti e che mettono la pezza a ciò che dovrebbe fare lo Stato, e non fa. Se non si interrompe questa inerzia non cambierà mai niente. Per questo stavolta ai terremotati non manderò un soldo, che ci pensi lo Stato.

Leggo l'articolo con calma, mi fermo un attimo a pensare, provo a immaginare come potrei sentirmi se mi trovassi a leggerlo al riparo di una tendopoli, dopo aver perso casa amici o familiari pochi giorni prima. E mi vengono i brividi.

Un attimo dopo, qualcosa mi impedisce di collocare facilmente e rapidamente il signor Ricchiuti tra le voci solitarie, e tra quelli che si meritano il girone più basso dell'inferno.


LE RACCOLTE FONDI E IL SOTTOSVILUPPO
“Inviare aiuti va sempre bene, 
o serve anche imparare a farne a meno?”

Quello di Ricchiuti è, secondo me, un ragionamento tagliato con l'accetta: per lo stesso principio che lui espone, dovremmo smettere di sostenere Save the children che cura i bambini in Siria perché “ci dovrebbero pensare la Siria a non esporre alla morte i suoi figli”; oppure la Lega del Filo d'oro perché “ai bambini con le malattie rare di dovrebbe pensare lo Stato”. E ci vorrebbe un buon cuore di pietra, credo, per dire in faccia ad uno sfollato di Pescara del Tronto che lui merita meno aiuti di quelli de l'Aquila, Modena, Colfiorito e così via. Ovvero, che a differenza di costoro deve pagare (di più, oltre a quello che ha già pagato in seguito al sisma) per colpe che probabilmente non sono sue.

Se al posto dell'accetta prendiamo invece un..taglierino, ovvero se usciamo dal comodo cliché del buonismo a tutti i costi, c'è qualcosa nel ragionamento di Ricchiuti che merita attenzione. E che vanta precedenti.

Dambisa Moyo è un'illustre economista africana. Qualche anno fa fece scalpore affermando che il suo continente doveva uscire dall'abbraccio consolatorio delle ONG, perchè questo non faceva altro che cronicizzare il suo status di zona del mondo in via di sviluppo, che allo sviluppo non arrivava mai.

Il più venduto tra i libri della storia umana cita ad un certo punto l'affermazione di un Signore che, rispetto al comportamento da tenere nei confronti di persone perennemente affamate, suggerisce di “non dare loro pesci, piuttosto insegna loro a pescare”.


L'ISOLA (LO STATO) CHE NON C'E'
“E se improvvisamente smettessimo di sostituire lo Stato
 in tutte le situazioni in cui da solo non basta”?

Il mondo che 'predica' il capo del “Popolo partive Iva”, quello in cui lo Stato provvede in pieno ai suoi compiti,è da tempo un mondo che non c'è; e stento a credere che potrà esserci in futuro. Chiediamoci: sarebbe pensabile mantenere i livelli attuali di assistenza sanitaria e pronto soccorso senza l'apporto di Misericordie, Pubbliche assistenze e tutto il restante volontariato di settore? Vogliamo credere che senza il Fai lo Stato avrebbe provveduto per suo conto a conservare e rendere fruibili tanti 'luoghi del cuore'?

Epperò: c'è modo e modo di essere d'aiuto. Posso fare 1, dici o 100 sms solidali: e poi, vada come vada. Posso essere un famoso attore americano di Grey's anatomy,che due giorni dopo il terremoto si precipita ad Amatrice, nelle ore in cui la Protezione civile dice agli italiani di non affollarsi nei luoghi del sisma; e visto che ci sono, mi faccio fotografare tra le rovine. Posso farmi ritrovare puntualmente in prima fila ad organizzare serate di beneficenza, ogni volta che c'è un emergenza, magari a favore di telecamera.
Premesso che pecunia non olet, e che i fondi così raccolto alla fine sono spendibili per una giusta causa al pari degli altri, questi sono alcuni dei tipi di sostegno che mi lasciano più perplesso.



AIUTI CIECHI O CONSAPEVOLI
“A volte basta un gesto. O no”?

Oppure: posso cercare di documentarmi su chi gestirà il mio aiuto, sulle sue credenziali e su come lo utilizzerà, prima di procedere materialmente a darlo. Posso tornare periodicamente a vedere se chi ha beneficiato del mio aiuto lo ha effettivamente impiegato in modo proattivo o assistenzialistico (rispetto ad una volta, oggi in questo internet aiuta molto). Posso magari dare nuovamente il mio aiuto, se nel frattempo ho ricevuto aggionamenti convincenti. Oppure verificare che il mio aiuto è stato sprecato, tenerne conto e magari spargere la voce.

Certo questi metodi non sono così immediati, e l'abitudine di una vita – o la presunzione di bontà incondizionata – non è semplice da correggere. Personalmente sto cercando di seguirli, ma per farlo ho avuto bisogno di anni. E di sforzarmi per andare oltre l'istintivo buonismo autoassolutorio che ti fa trasalire di fronte ad affermazioni come quella di Ricchiuti.

Per tornare in argomento, e chiudere: a mio avviso i terremotati del 2016 meritano aiuti privati al pari dei precedenti. E in questo caso quel che penso, io l'ho anche già fatto. Ma se è vero che in questi ultimi tempi per la prevenzione di certi disastri si è fatto (solo) qualcosa rispetto al secolo scorso (emblematico il caso di Norcia), e che molto resta ancora da fare, devo ammettere che la crescita di consapevolezza dell'opinione pubblica  passa più da scossoni come quello in oggetto, che non attraverso i selfie degli addolorati vip.