sabato 11 febbraio 2012

Del Partito Burocratico

Non sono d'accordo con la tua opinione, ma potrei morire per fartela esprimere”. Questa frase del Candido di Voltaire simboleggia da sempre, un caposaldo di una società che vuole essere civile: l'opposto di quello che hanno fatto le dittature, i regimi fascisti e compagnia bella. Il grado di attenzione alla libertà di espressione è uno dei criteri basilari per scegliere o meno una forza politica.

Tra i tanti i difetti, uno dei punti comunque a favore del Partito Democratico è, dalla sua nascita, la sua vocazione effettivamente più pluralista: al dilà di tutto, per scegliere il proprio leader il Pd ha contato i voti di chi si voleva esprimere, il PDL invece l'ha scelto chiamandosi a...corte.

La decisione di rifiutare l'iscrizione di Beppe Grillo al PD segna sotto questo aspetto un pesante passo indietro. Il Partito democratico sconfessa il suo nome, nel momento in cui chiude le porte ad un cittadino non tanto perché ha infranto o non accettato le sue regole, ma semplicemente perché in passato si espresso in modo molto critico (ma anche costruttivo, a voler vedere) nei suoi confronti. I notabili del Pd dicono in pratica che teoricamente tutti possono esprimersi, ma n realtà...proprio tutti no.

La decisione è probabilmente controproducente anche a livello tattico perché, qualora fosse ammesso, difficilmente Grillo riuscirebbe ad avere i numeri per arrivare davvero ad 'impossessarsi' del partito: così facendo si sarebbe probabilmente ridimensionato, con l'effetto collaterale però di aver portato in cascina al Pd tanti elettori che invece ne rimarranno fuori. Ma il risvolto di quanto deciso 'in alto' è pesante soprattutto perché sconfessa uno dei pretesi tratti distintivi di questo partito, gli chiude un'importante opportunità di apertura al nuovo (di cui ha fortemente bisogno) e lo arrocca invece intorno a quei nomenklatori che, almeno alcuni, hanno contribuito ad affossare la sinistra, ed un po' l'intero paese.

Peccato.
(17 luglio 2009)

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