mercoledì 1 febbraio 2012
Napoli fuor di metafora
“Bisognerebbe investire di più in formazione e sicurezza. Retribuire maggiormente chi sta in trincea per istruire i ragazzi, e per far rispettare la legge”. Dopo più di un’ora di sbigottimento, pari alla visione di un film-reportage intitolato “Napoli vita morte e miracoli” in onda ieri su la 7, l’affermazione più costruttiva che rimane in mente è quella di uno dei poliziotti-napoletani protagonisti del film. E’ anche la più ottimistica, l’unica forse, in mezzo ad una vera desolazione civile. Metto insieme le immagini viste alla tv con quanto osservato di persona due settimane fa. E sono sempre più convinto che una delle zavorre fondamentali al riscatto di quella città sia la densità di popolazione: troppa gente ammassata a sbarcare il lunario, troppa gente da riavviare verso la legalità. Inquieta pensare come lo stesso fenomeno (con i problemi annessi) si replichi probabilmente in tutte quelle metropoli, che sono o stanno diventando sempre più termitai umani. “O l’atomica o il napalm” ha suggerito un altro dei napoletani del filmato: più umanamente, c’è da augurarsi che sempre più persone trovino una via di realizzazione altrove. Oppure, come ogni tanto accade, riescano ad essere più forti delle circostanze. Perché a Napoli succede anche questo, anche nei quartieri più difficili. Solo che, credo, è dura. Molto dura.
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