domenica 15 febbraio 2015

Che vista

Rispolveriamo termini come guerra fredda o guerra mondiale. Nel mare che circonda Pantelleria continuano a morire disperati a centinaia, così come nei luoghi di conflitto in Nigeria o Libia. Da quest'ultima, ora scappano anche gli italiani, in fuga dalle minacce dell'Isis. L'Unione Europea è in balia delle pressioni di chi si arroga il diritto a dettar legge sulla base dei numeri, o di chi invoca solidarietà dopo aver troppo a lungo truccato i numeri; mentre le cause di disastro più opache e globali degli ultimi decenni – l'avvelenamento del pianeta, l'iniquo predominio della finanza virtuale sull'economia reale – restano per lo più intatte.

Poi ci sono le tante storie più o meno silenziose di gente che prova creare futuro con dignità, a dispetto di quello che il resto della società (o le altre facce di sé stessa) non le consente di fare. Ma visto da qui, l'inverno 2015 non è proprio un belvedere.

Fuori servizio

“I musei devono essere al servizio della società, non delle società dei servizi”. Lo dice Tomaso Montanari intervenendo ad un dibattito sul futuro della Pinacoteca nazionale di Siena, e – indirettamente – delle strategie culturali di questa città. Lo dice e strappa applausi, come merita e meriterebbe se continuasse a dare il proprio contributo alla discussione ancora per qualche ora; invece (magari non per colpa sua), un paio di interventi dopo il suo si alza e saluta tutti. Anche per questo, un'importante (e affollata) occasione per confrontare in modo costruttivo idee di persone ricche di preparazione si trasforma in un alternarsi scadente di voci: interventi ridondanti (Gabriella Piccini, Bruno Santi), pedanti citazioni di atti burocratici senza visione d'insieme (il Sindaco), battibecchi tra pubblico e relatori, voci autorevoli (Barzanti) che scadono nel cabaret inscenando le pur giuste critiche a chi amministra la cosa pubblica, e a chi lo contorna.

Abbandono la tribuna prima del fischio finale, con un senso misto di pena e tristezza. Con la crescente convinzione che questa città non potrà tornare a fare 'cultura' in senso minimamente affine al suo alto passato; non prima di alcune generazioni. Sciatteria, inconcludenza, impossibilità di uscire da visioni corte e personalistiche: questo solo vedo in quantità, giorno per giorno, nei 'palazzi' come per le strade. Spero di sbagliarmi. E di occuparmi di altri temi, e latitudini, sempre di più.