Sole 24 ore, Unità (e naturalmente, Papesse) da una parte. Canale 3 Toscana e Corriere di Siena dall'altra. Nel variabile intermezzo paliesco di fine luglio, è divampata la polemica mediatica dell'estate 2005, cetrioli a parte. Tre cose meritano di essere aggiunte. La prima: non guadagnando nulla in simpatia pubblica rispetto al già antipatico predecessore RIsaliti, l'attuale direttore del Museo non ha fatto granché, nel suo mandato, per rendere l'ex palazzo di Bankitalia meno avulso alla comunità senese: non quella artistica, ma quella 'allargata' di chi se ne frega di Pistoletto o Kounnelis, ma è disposto a tollerare spazi destinati all'arte.
La seconda: Siena vive artisticamente di rendita, ovvero tesorizza ancor oggi l'estro di Lorenzetti, Duccio e compagnia bella, che diversi secoli fa furono "contemporanei" e forse a loro volta non necessariamente compresi da tutti. Durerà in eterno, questa rendita. senza che nulla di significativamente contemporaneo venga aggiunto (oltre ai drappelloni), così da essere apprezzato dalle future generazioni?
La terza: giusto, comunque, andare a riscontrare l'utilizzo di soldi pubblici fatto dalle Papesse. Un buono spunto, del resto, per allargare l'analisi a tante altre realtà pubbliche e private del senese
(12 agosto 2005)
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