mercoledì 15 agosto 2012

L'antispread che ci rimane

Mesi e mesi senza aggiungere parole, e poi due righe che ricompaiono nel giorno di ferragosto: possibile? Sì, se se in questo giorno una combinazione di circostanze ti rimette in condizioni di congelare i pensieri come non riesci da mesi. E di estraniarti dalla moltiplicazione di angosce cui tutti i giorni ti espongono i media, e gran parte dei discorsi con la gente. A queste latitudini viviamo un tempo sospeso in cui molti hanno già visto compromettere il proprio modo di esser umani, altri non ancora ma temono sempre più di farlo. Un tempo in cui se cerchi stimoli e metodi per esser migliori finisci per sentirti anacronistico, isola dispersa in un mare di aggressiva indignazione, che di giorno in giorno inonda valli scavate negli anni precedenti da una clamorosa e diffusa assenza di etica. Un isola come tante altre, magari, con le quali però è difficile stabilire contatti concreti, occasioni per scambiar parole e condividere la costruzione di qualcosa.

Un contesto generale al quale ognuno aggiunge i propri disagi particolari, a seconda che uno spenda le propria energie nella finanza, nell'industria o in un altro dei settori – quasi tutti – che hanno concorso al degrado. Quello dell'informazione nondimeno, il quale oggi accentua i toni delle fobie dopo che, in moti casi, ha evitato di diffondere conoscenze che avrebbero potuto almeno rallentare le degenerazioni. Una lettura che in Italia vale sia per il contesto nazionale, che per molti di quelli locali: il caso di Siena è uno di quelli dove negli ultimi anni, pur se affiancato da alcune meritorie pagine e inchieste da 'cane da guardia', il modo di diffondere notizie e quello di dibatterne pubblicamente ha scontato anche troppi vizi di fondo, tollerando troppe corsie preferenziali da una parte e bocche chiuse dall'altra, creando 'bolle informative' destinate a sgonfiarsi: così, il dilagare della testimonianza (e dell'offesa) anonima, in forma più cattiva che costruttiva, è sintomo di tutto ciò, e di forti crepe per una società che storicamente fa vanto di esser 'civile'.

Fa male veder quel che si vede, e anche il solo sfogliare il giornale diventa sempre più faticoso; si fa strada la rimozione, senza sapere dove potrà portare. Pere restare sul caso locale, leggere ancora pochi giorni fa a tutta pagina che “il santa maria della scala è il grande incompiuto” (Corriere di Siena, 11 agosto) fa specie, soprattutto agli occhi di chi in proposito aveva sottoposto idee all'attenzione di chi doveva esser 'forza di governo', senza però averne alcun riscontro. E fa specie, ma stavolta in positivo, leggere nella pagina accanto suggestioni positive avanzate da semplici cittadini: quella di Mattia (“aprirsi, senza vendersi a persone che hanno pensato soprattutto a loro stessi; aprire le bellezze di Siena ma allo stesso tempo accogliere ogni bellezza che viene da fuori, confrontarsi col mondo e capire che non siamo il centro del mondo”) o di Carla che racconta un caso concreto di semplice quotidianità, (aiutare una straniera in difficoltà a salire le scale) che se ripetuto da ciascuno ogni volta che capita “riporterebbe questa città ad apprezzare quello che ha”. A qualcuno può sembrare buonismo, ad altri l'uovo di colombo. Di questi tempi, frasi così sono oro che luccica al riparo da spread: in paese, in città o metropoli che sia.

sabato 10 marzo 2012

Memorie d'archivio

Quelli inseriti prima della data odierna sono i post recuperati dalla precedente versione del blog, on line fino a fine gennaio 2012 su minimemo.splinder.com. Quelli che seguiranno, se ce ne saranno, saranno alla loro prima apparizione.

domenica 19 febbraio 2012

Brugnato

Sabato 29 ottobre, autostrada A12, in coda per chilometri prima del casello di Brugnato. Sotto un sole splendido e crudele, ammutoliti davanti all'ammasso di fango, alberi, auto ricoperte e forse uomini con loro, mentre ruspe e altri uomini s'affannano a spalare. Tutto questo mentre la radio racconta che ci sono ancora 5 dispersi a tre giorni dall'alluvione, che l'Europa non crede alla lettera di Berlusconi, che le Regioni non adottano il Piano di adattamento per la prevenzione dai disastri; tutto questo mentre la gente prende a pallate di fango ministri e sindaci, mentre le istituzioni aumentano ancora il prezzo della benzina per risarcire la loro stessa incuria, mentre nuovi politici che disattendono le promesse fatte in campagna elettorale succedono ad altri politici che avevano disatteso le promesse fatte in campagna elettorale.

E pensare che questa era l'Italia, quella che ancora due ore prima ti sembrava splendida a Sestri levante, bambini in spiaggia e qualcuno anche a far bagno, sotto un sole di quasi novembre, splendido e crudele.  

(29 ottobre 2011)

Qualche punto fermo

..messo giù circa un anno fa. E' di destra? E' di sinistra? fate voi...
Rispetto della legge. Più un paese tradisce le regole che si dà, più compromette le basi del suo futuro.


Uguaglianza delle persone: nessuno è più 'uguale' di altri: nei diritti e nei doveri.


Pregiudizio inammissibile. Il singolo straniero, come l'italiano, non può essere considerato negativo a prescindere. Se un individuo proviene da ambienti a rischio è giusto premunirsi, ma a nessuno va negata a priori la possibilità di esser cittadino in virtù della provenienza, religione, colore della pelle.


Accoglienza costruttiva. Il mondo a cui puntare è quello in cui una persona si sposta dal suo paese per volontà, non per necessità. La soluzione all'immigrazione dei poveri non è l'accoglienza illimitata, bensì la costruzione di migliori condizioni di vita nei paesi di loro origine. Ogni paese deve accogliere chi ha bisogno in proporzione alle capacità di garantire una convivenza dignitosa tra chi accoglie e chi arriva, senza smettere di puntare all'obiettivo di lungo periodo.

L'ospite sia discreto. Chi arriva su un territorio straniero deve faro con umiltà, chiedendo rispetto per i propri diritti ma non pretendendo di imporre i propri gusti e decisioni a chi già abita in quel territorio.

Libera chiesa, libero stato. Lo stato non deve imporsi alla religione, né viceversa. Ognuno deve essere libero di professare il credo che vuole, senza impedire di fare altrettanto ad altri.

Sia premiata la sostanza. Chi lavora deve guadagnare in proporzione alla fatica ed al grado di utilità futura per la società di quanto sta facendo. Il paese che paga scienziati meno di calciatori e veline è un paese che vive alla giornata.

 Merito. La raccomandazione è l'arma dell'individuo che pensa al futuro proprio fregandosene di quello degli altri, e che spera di non essere mai uno degli 'altri'. Ma più la raccomandazione è diffusa, più il rischio che ognuno cada negli 'altri' aumenta.

 Beato il paese che non ha bisogno di eroi. In epoca moderna, l'esaltazione di singoli personaggi ha spesso preceduto grandi rovine per gli stessi personaggi, e per chi li esaltava. Più un paese costruisce il futuro con un apporto condiviso, più lo fa con basi solide.

 Partecipazione. Più la vita sociale è partecipata, più il paese è rappresentato, equo, aperto e ricco. Anche economicamente.

 Stato e imprese. Un paese che privatizza le funzioni essenziali è un paese che si espone al ricatto, o al conflitto sociale. Uno stato che eroga soldi senza vincolarli al merito ed all'efficace utilizzo, oppure che si accanisce sul reddito d'impresa, è un paese che mortifica il vero imprenditore. E senza veri imprenditori, il paese non progredisce.

 Bambini facciano i bambini. Il paese in cui i bambini diventano grandi troppo in fretta, sia perché vanno alla guerra sia perché anticipano parole e giochi da grandi, è un paese che disperde la capacità di sorridere, di essere ottimisti e spontanei.

 Fatti non foste per esser bruti. Il mondo a cui puntare è quello in cui tutti possano vivere, e non solo sopravvivere; un mondo in cui si vive in modo pieno è quello in cui il corpo e la mente si esprimono al meglio. Ecco perché, accanto alla sopravvivenza, va sempre salvaguardata la capacità creativa

 Le forze dell'ordine sono necessarie anche in un paese civile. A loro non sì deve né disprezzo, né esaltazione: si deve solo rispetto, come loro ne devono ad ogni singolo cittadino, uguale ad ogni altro nei diritti e nei doveri.

 Il paese in cui tutti hanno gli stessi soldi non esisterà mai. Ma più si allarga la distanza tra i più ricchi e i più poveri, e più il futuro sarà a rischio per tutti.

 Chi alza muri, in giardino come alle frontiere, s'illude di esser più sicuro. L'indomani sta meglio, dopo un po' sarà più solo, in futuro starà peggio.

 La bellezza crea benessere. L'ostentazione, invece, crea invidia. L'invidia crea conflitto. Il conflitto crea violenza.

 Usare il cervello ci porta avanti. Usare l'istinto ci riporta a quando eravamo scimmie.

 L'ipocrisia è la negazione dell'intelligenza umana.

 La diffusione di barriere architettoniche, il grado di attenzione agli anziani, l'integrazione di chi affetto da gravi patologie, sono tre indicatori fondamentali del livello di civiltà di un paese.

 La forza va usata solo come estrema ratio. La violenza genera violenza. La pena di morte genera altra morte. Ricorrere alla violenza salva forse l'immediato, ma compromette il futuro.

 L'ignoranza è la base della violenza. Il miglior antidoto è l'istruzione e la conoscenza. Un paese che trascura l'istruzione dei suoi figli, e l'aggiornamento degli adulti, è un paese vecchio e malato.

(30 dicembre 2010)

Disillusion days

2010, ovvero l'anno delle disillusioni. Dalle magnifiche sorti di Obama, dalla capacità del mondo economico-finanziario di andare a lezione d'etica, ovvero di adottare serie misure anti-nuovi crolli (di borsa) o di tamponare lo sfilacciamento della civiltà del lavoro conquistata ad occidente lungo i secoli, ed ora in rapido disfacimento inseguendo i draghi d'oriente.


2010, altre disillusioni: dalla possibilità di far implodere il sultanato-Berlusconi dal di dentro, ovvero tramite gli eccessi in Villa o i ravvedimenti-tradimenti di Fini. Dal ruolo costruttivo dell'informazione, sempre più marchettara, faziosa e morbosa. Dai fasti della Nazionale di calcio; dalla volontà di una piccola città dal grande passato di ritrovare un slancio di lungo periodo.

Qualcuno ha mantenuto le promesse: il Sudafrica come nazione, capace di andare ben oltre le aspettative di prima paese africano organizzatore di un mega-evento come i mondiali di calcio. Chi ha investito in energie rinnovabili, spesso doppiamente vincente sul piano economico come su quello ambientale. Le tenniste azzurre e in particolare Francesca Schiavone, mai nessuna come lei con la racchetta in Italia. E poi,le tante storie singole di chi ha creduto di poter essere più forte delle tante avversità quotidiani. Da qui si ricomincia, necessariamente, per il nuovo anno. 

28 dicembre 2010

Dieci anni, e via

La festa in piazza per l'arrivo del millennio, e i timori per il suo baco che non c'era. L'undici settembre. Il g8 di Genova e la fine delle illusioni no global. Una moneta unica per l'Europa. Il caldo bestiale dell'estate 2003. Lo tsunami nel sudest asiatico. La grande neve del 2005. le olimpiadi di Torino e l'esercito di volontari. L'illusione di Prodi. Le stelle e le stalle del calcio italiano. L'indulto e gli scudi fiscali. Il ritorno di Berlusconi e la deriva leghista. Il primato di Obama. Il masochismo della sinistra, l'inatteso Fini, il dissenso viola e l'eccesso di piazza Duomo. Le piccole grandi storie della gente comune, che soffre e sorride lontano (e nonostante) dai salotti tv.

Avanti nel secondo decennio, e che ci sia salute: non basta, ma serve molto.

(31 dicembre 2009)

Una scritta in viola: “Barabba Libero”

Non conterà niente, perché la cosiddetta “agenda politica” non sembra esserne stata più di tanto interessata. Eppure alla manifestazione viola del 5 dicembre a Roma, il cosiddetto No-b-day, è stato meglio esserci. Perché comunque il disagio in giro c'è, ed è sempre meglio esprimerlo che soffocarlo. Perché – almeno apparentemente – è stata una manifestazione spontanea, non promossa da partiti precostituiti, è in questo senso vedere piazza San Giovanni piena è un risultato straordinario. E anche perché è stata pacifica, a tratti forcaiola negli slogan, a momenti troppo 'rossa' o 'bianca' di bandiere, quelle di partiti in cerca di visibilità; ma ordinata, senza provocazioni, senza rovinare l'esistenza a nessuno. Sui cartelli esposti per l'occasione si son lette anche cose interessanti e acute: “meno male che Gianfranco c'è”, o “Non è necessario essere comunisti per opporsi a B., è sufficiente essere onesti”. Siccome però l'ironia è una delle doti che meglio distinguono l'uomo dall'animale, la palma della miglior frase va senz'altro a: ”Barabba libero”.

(8 dicembre 2009)