sabato 4 febbraio 2012

PATRIA ITALIA NON PATER

Sono un'antropologa e sto per partire per un villaggio in India per lavoro. Non potrò votare e mi dispiace molto. Quello che mi rode forse ancora di più è che in realtà non sento di avere una Patria. Una Patria dovrebbe essere depositaria di valori che solo un Padre/Pater può avere e “insegnare”. Mi spiace dirlo ma la mia Italia non la potrò mai considerare Pater. Semmai come terra, terra Madre che mi ha nutrito, accolto, generato. L'Italia del buon cibo, del sole, delle persone sorridenti, della lingua così canterina. Ma di certo non come Pater, come Patria. L'Italia non mi ha insegnato niente, non mi ha dato il buon esempio nei valori da seguire, nelle norme da rispettare per il bene comune, per la Res Publica. Questo buon esempio, la lealtà, il rispetto degli altri di ciò che è di tutti me l'ha dato mio padre appunto. Ma di certo non un Paese dove l ben e privato è l'unico valore dominante, dove le tasse sono ancora vissute come una privazione della propria libertà e non come l'espressione del proprio essere cittadino, dove i politici pensano più a rifarsi le tette e impiantarsi capelli novi, a rubarsi voti e a fregare l prossimo, che a guidare quell'ammasso di individui che è diventato il popolo italiano verso la dignità e l'orgoglio di chiamare Patria questa povera Italia.


La pagina delle lettere ad Augias è, da tempo, la parte più vera – e quindi interessante – di Repubblica. Questa lettera apparsa il 27 marzo supera la media, per realismo e lucidità.

(29 marzo 2008)

mercoledì 1 febbraio 2012

Lezioni di volo in provincia

Il consiglio provinciale e quello comunale di Siena hanno approvato giovedì scorso il cosiddetto “atto di indirizzo”, che sostanzialmente avalla l'ingresso della società Galaxy come socio di maggioranza nella società di gestione dell'aeroporto di Ampugnano, in uno scenario di potenziamento dello scalo che dovrebbe movimentare a regime 100mila passeggeri all'anno.


Un punto di svolta, dopo mesi di dibattito per lo più civile, anche se non sono mancati gli eccessi; mesi in cui uno scenario ben più ambizioso (400mila, se non 4milioni di passeggeri/anno) è stato progressivamente delegittimato dal confronto tra le diverse idee.


Quello licenziato dalle istituzioni giovedì scorso può quindi essere assunto come un compromesso pragmatico, che potrà forse tutelare i più, ma rischia anche di servire a pochi. I consessi chiamati al voto la scorsa settimana infatti non pare che lo abbiano fatto dopo un approfondito esame del nuovo piano di sviluppo, cosa che invece aveva accompagnato il dibattito dei mesi passati in relazione alo scenario da 400mila passeggeri annui, il cui piano dettagliato era quantomeno consultabile sul sito dell'aeroporto.


Un voto sulla fiducia, per lo più; anche perché, a tutt'oggi, nessuno sembra aver chiarito in modo inequivocabile a quale specifica utilità uno scalo potenziato (seppur di non molto) potrà esser strumentale. Il turismo da low cost, o quello di élite? L'industria biotech (Novartis), o Mps? Ed in che in entità? In misura tale da giustificare il rapporto costi-benefici? Perché di costi, in senso lato, in qualche misura ce ne saranno di sicuro: posto che l'investimento lo farà il “privato” (Galaxy, emanazione delle casse Depositi e prestiti italiana e francese), dovranno esser pubblici i soldi necessari alle opere di urbanizzazione, e poi ci saranno – in misura da verificare – costi ambientali, sperando che essi si fermino all'acustico ed atmosferico, senza interessare la falda acquifera che caratterizza l'area dell'aeroporto.


La comunità (economica) senese rischiava di vedersi sfuggire un'occasione, e pur senza 'calar le braghe' con questo voto ha probabilmente cercato di evitare che questo avvenisse del tutto. Resta da capire quanto davvero siano stati lungimiranti gli amministratori pubblici cui la storia renderà il merito (o la colpa) di averlo fatto. Nell'attesa, altre opere infrastrutturali di cui il senese medio potrebbe senz'altro beneficiare, come una ferrovia che sia tale ed una Siena-Firenze più sicura, restano lontane dall'esser realizzate.

(9 marzo 2008)

In sintesi...

“Preferisci essere a debito o a credito?” Ecco una domanda per capire in estrema sintesi la visione di una persona...

(1 febbraio 2008)

Tutto mio, niente nostro?

Una società può dirsi civile quando i cittadini sono disposti a rinunciare ad un loro possibile, maggior tornaconto immediato, per far sì che – grazie anche a questa rinuncia - tutta la comunità stia un po' meglio domani, se non da subito.

La cronaca italiana recente appare piena di segnali in senso opposto: dalla questione rifiuti in Campania, agli idioti (2 milanesi e un piacentino) che il 19 gennaio a Linate hanno continuato ad usare il cellulare in aereo, impedendone il decollo.
(22 gennaio 2008)

Napoli fuor di metafora

“Bisognerebbe investire di più in formazione e sicurezza. Retribuire maggiormente chi sta in trincea per istruire i ragazzi, e per far rispettare la legge”. Dopo più di un’ora di sbigottimento, pari alla visione di un film-reportage intitolato “Napoli vita morte e miracoli” in onda ieri su la 7, l’affermazione più costruttiva che rimane in mente è quella di uno dei poliziotti-napoletani protagonisti del film. E’ anche la più ottimistica, l’unica forse, in mezzo ad una vera desolazione civile. Metto insieme le immagini viste alla tv con  quanto osservato di persona due settimane fa. E sono sempre più convinto che una delle zavorre fondamentali al riscatto di quella città sia la densità di popolazione: troppa gente ammassata a sbarcare il lunario, troppa gente da riavviare verso la legalità. Inquieta pensare come lo stesso fenomeno (con i problemi annessi) si replichi probabilmente in tutte quelle metropoli, che sono o stanno diventando sempre più termitai umani.  “O l’atomica o il napalm” ha suggerito un altro dei napoletani del filmato: più umanamente, c’è da augurarsi che sempre più persone trovino una via di realizzazione altrove. Oppure, come ogni tanto accade, riescano ad essere più forti delle circostanze. Perché a Napoli succede anche questo, anche nei quartieri più difficili. Solo che, credo, è dura. Molto dura.

(5 giugno 2007)

L'altra faccia della nera

Il tg riferisce delle stragi del sabato sera, e sembra che andare in macchina sia dovunque come andare in trincea. La stampa dà conto dei primi sintomi dell'influenza annuale, e pare che domani si debba ritrovarci tutti a letto malati. E così via...
A volte, dopo aver ascoltato le ultime notizie, bisogna fermarsi un attimo e ricordarsi che fuori c'è anche un mondo che la cronaca nera non racconta. Il che non vuol dire che i fatti negativi sono gonfiati. Ma che non ci sono solo quelli.

(27 maggio 2007)

Napoli che esala

Napoli, in questi giorni, è la riprova del fatto che l'uomo è un animale adattativo. La gente cammina in strada, si sofferma, prende un caffè, mentre tutt'intorno s'innalzano cumuli sempre più debordanti di spazzatura. Senza distinzione di quartiere: piazza Arenella, quartiere residenziale, domenica mattina pareva un quadro iperrealista. Gente benvestita ozieggiava tranquilla fuori dalla pasticceria rinomata per le sfogliatelle: sole in faccia, sigaretta in mano, occhiali trendy sugli occhi. E a pochi metri centinaia di sacchi ammassati. Giorno dopo giorno, l'assuefazione ai miasmi sembra un fatto compiuto; e poco importa se gli unici cassonetti non pieni sono quelli (pochi) per la raccolta differenziata. Non è colpa del cittadino medio napoletano, o perlomeno non solo sua; ma fino a quando potrà adattarsi ancora?

(23 maggio 2007)