“I musei devono essere al servizio della società, non delle
società dei servizi”. Lo dice Tomaso Montanari intervenendo ad un
dibattito sul futuro della Pinacoteca nazionale di Siena, e –
indirettamente – delle strategie culturali di questa città. Lo
dice e strappa applausi, come merita e meriterebbe se continuasse a
dare il proprio contributo alla discussione ancora per qualche ora;
invece (magari non per colpa sua), un paio di interventi dopo il suo
si alza e saluta tutti. Anche per questo, un'importante (e affollata)
occasione per confrontare in modo costruttivo idee di persone ricche
di preparazione si trasforma in un alternarsi scadente di voci:
interventi ridondanti (Gabriella Piccini, Bruno Santi), pedanti
citazioni di atti burocratici senza visione d'insieme (il Sindaco),
battibecchi tra pubblico e relatori, voci autorevoli (Barzanti) che
scadono nel cabaret inscenando le pur giuste critiche a chi
amministra la cosa pubblica, e a chi lo contorna.
Abbandono la
tribuna prima del fischio finale, con un senso misto di pena e
tristezza. Con la crescente convinzione che questa città non potrà
tornare a fare 'cultura' in senso minimamente affine al suo alto
passato; non prima di alcune generazioni. Sciatteria, inconcludenza,
impossibilità di uscire da visioni corte e personalistiche: questo
solo vedo in quantità, giorno per giorno, nei 'palazzi' come per le
strade. Spero di sbagliarmi. E di occuparmi di altri temi, e
latitudini, sempre di più.
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