martedì 11 settembre 2012

cultura fuoriforum


Nella primavera del 2011 una delle forze politiche in lizza per le elezioni comunali di Siena istituì un forum sulla cultura a Siena, invitando la cittadinanza a proporre idee. Quelle che seguono sono righe indirizzate a quel forum da un cittadino non 'appartenente'; quell'invio, tuttavia, non provocò grandi riscontri...sono ancora attuali, queste righe? Forse no. Ma tant'è, queste erano (sono)...

Scrivo con spirito costruttivo, benché accompagnato da una forte autocritica che a mio avviso la città è tenuta a fare, su questa materia; lo faccio da cittadino semplice, privo di particolari competenze ed esperienze in materia, se si eccettua l'aver collaborato alla realizzazione di un incontro del ciclo “Lunedìlibri”, nell'ottobre 2008, con la partecipazione di una delle Madri di Plaza de Mayo (Vera Vigevani), e l'aver proposto di riprodurre in qualche luogo pubblico i versi dedicati da Alda Merini al Palio; proposta approdata prima sulla stampa poi in Commissione cultura, ed in seguito persa nel nulla.

L'autocritica parte da due punti centrali del dibattito culturale recente ed attuale: Il Santa Maria della Scala e l'occasione-2019.

A metà degli anni '90 si parlava del primo come della imminente cittadella senese della cultura, o meglio ancora della versione senese del Beaubourg, laddove questo rappresentava un esempio riproducibile di produzione e fruizione diffusa dell'arte e della cultura, capace di coinvolgere esperti e pubblico di massa, adulti e bambini, visitatori esterni ma prima ancora i cittadini. Si prevedevano spazi per botteghe artigiane, per nuove sperimentazioni artistiche, ingenti flussi di visita e di utilizzo, al punto da prevedere perfino spazi per attività commerciali. Il sogno della cittadella viva ha trovato linfa per vari anni, alimentato soprattutto dall'alternarsi tra eventi espositivi di rilievo e nuovi, affascinanti ritrovamenti nell'ambito del grande cantiere di recupero. Poi il tenore della sorpresa si attenuato, la portata delle grandi mostre si è dilatata o quantomeno, con l'apertura di palazzo Squarcialupi, lo spazio da mantener vivo è diventato ancora più grande.

Credo sia superfluo ricorrere a dati numerici, in questo caso, per convenire oggi sul fatto che molte di queste attese risultavano sovradimensionate, oppure sono state ridimensionate da una rosa variegata di fattori. Quale che ne siano i principali, resta il fatto che oggi il Santa Maria dela Scala è un opera incompiuta, una Sagrada Famiglia della Siena contemporanea senza, che i suoi lenti lavori in corso affascinino le folle quanto riesce a fare in Spagna l'opera di Gaudì.

Una presa di coscienza chiara di questo stato di cose, unita ad alcuni obiettivi di risalita ragionevolmente perseguibili senza troppa enfasi né eccessivo dispendio di risorse, sarebbe a mio modo di vedere un punto necessario di ripartenza per la politica culturale cittadina dei prossimi anni. Indicare quali interventi, evidentemente, è cosa particolarmente difficile. Ma va fatta, per uscire necessariamente da un perdurante, pericoloso astrattismo di bei concetti che volano troppo alto.

Personalmente credo che la potenzialità più immediata sia quella di far diventare il SMS un centro più vivo, e vissuto, di quanto non lo sia ad oggi. Un luogo che il senese medio non visiti solo una una volta della vita e amen, ma che frequenti per coinvolgimento diretto. Magari perchè il senese in questione è un giovane artista e può beneficiare per un lasso di tempo predefinito di spazi e mezzi per mettere alla prova la sua reale motivazione; perché magari beneficia qui di stimoli di “sistema”, sulla falsariga di quanto fatto alla Gamec di Bergamo (http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/2010/12/04/23_A.php ); perché ha un gruppo musicale e finalmente ha trovato spazi in cui provare a condizioni accettabili; perché ha un figlio che si avvicina alle forme espressive, e riesce a farlo in spazi meno decentrati rispetto a quelli della Corte dei Miracoli. Ovvero, di una delle esperienze-potenzialità nascoste che attualmente la città può vantare, senza che la gran parte della popolazione ne abbia la percezione.

Un'altra di questa è la Biblioteca Comunale degli Intronati: luogo-oggetto di una rivoluzione silenziosa negli ultimi 10 anni, capace di arrivare a risultati un tempo impensabili, eppure sconosciuti alla gran parte della cittadinanza. Che ignora quanto vi si faccia per i bambini il sabato mattina o in ogni giorno della settimana negli spazi a loro dedicati; quanta cultura a costo zero sia lì disponibile in termini di film, documentari, serie tv, cd musicali, connessioni libere (oltre che, naturalmente, di libri); l'entusiasmo che mettono in essa i giovani volti che la rappresentano al pubblico e soprattutto quanti giovani e meno giovani abbiamo preso a frequentarla negli anni. Gli Intronati sono un caso scuola controcorrente nella gestione pubblica della cultura diffusa, così come per certi versi la Corte dei miracoli lo è in ambito privato-sociale, al pari di alcune iniziative no-profit che vanno ben oltre il solo percepire utili della Fondazione, e di alcune coraggiose iniziative private sorte o tenute vive negli ultimi anni: dalle librerie cittadine, ad alcuni piccoli editori di nicchia, al tentativo di raccordarli in chiave moderna sperimentato da Sienalibri.it. Esperienze lodevoli, che tuttavia restano troppo spesso isolate tra loro, anche per la mancanza di luoghi propizi.

Ecco: in una frase, credo che il Santa Maria di domani dovrebbe essere un po' meno grande e vuoto sogno, e un po' più un luogo figlio di queste esperienze.

Veniamo al secondo dei due “punti centrali” evocati all'inizio: il 2019. Alcuni cenni di cronaca: il sindaco Cenni annuncia il proposito della candidatura nel settembre 2009. Un paio di mesi dopo vengono annunciati gli enti chiamati a. far parte del comitato promotore, ma solo un anno più tardi, a fine 2010, viene nominato un elenco di nomi e cognomi chiamati a lavorare fattivamente all'idea. Prima e, a tutt'oggi, dopo, più nulla: nel frattempo, solo per fare due esempi, Ravenna esterna i propri progetti già nella primavera 2010, Venezia fa squadra con il Nordest e lo annuncia in conferenza stampa e intere pagine a pagamento su quotidiani nazionali.

E' percezione diffusa che l'idea, per quanto lodevole e salutare, stia maturando quantomeno in ritardo. Ma non sarebbe questo l'ostacolo maggiore, se tutto il resto fosse a posto: il punto è che, con il passare dei mesi, il contesto in cui è maturata l'idea si è fatto progressivamente meno propizio all'idea stessa. Per vari fattori.

Uno di questi è lo stesso Santa Maria, di cui abbiamo detto prima. In netto ribasso, purtroppo, appare anche il rapporto della città con la 'settima arte': nel 2010 hanno chiuso due storiche sale cinematografiche, la tecnologia digitale è arrivata in una delle tre che rimangono con mesi e mesi di ritardo, e viceversa i paesaggi cittadini di questi tempi non hanno trovato di meglio che far da sfondo a due puntate di 'un posto al sole'. A questo si aggiunga la nuova metamorfosi cui in questi mesi pare chiamato l'unica rassegna cinematografica cittadina, tollerata negli anni nel suo mutevole cambiar pelle senza che questo lasciasse mai un effettivo indotto o mettesse basi reali per qualcosa di meno effimero in prospettiva.

Altre entità culturali resistono, non prive di difficoltà: è il caso, recente, del Siena Jazz. Resistono, ma in buona parte restano mondi a parte, non comunicanti tra di sé e soprattutto vagamente percepiti da una gran parte della popolazione. Che probabilmente ignora il reale spessore dell'Accademia Chigiana, o quanto insegnamento si faccia all'interno di una Rinaldo Franci, di una scuola di lingua o cultura per stranieri (L'Unistrasi, ma non solo); e che però, paradossalmente, da ormai un decennio si sorbisce sul Canale Civico solo e soltanto repliche paliesche, quando questa frequenza avrebbe potuto facilmente essere usata almeno in parte per far percepire qualcosa al senese medio – oltre che al turista alloggiato in albergo – di quanto si fa di buono e vario, in questo sottobosco culturale.

Il riferimento finale, che può suonare anche da sintesi per i precedenti, riguarda l'architettura. All'inizio del 2011, sulle pagine dei quotidiani fiorentini ha trovato spazio la polemica sui cosiddetti “archisprechi”, ovvero sui troppi progetti elaborati dalle cosidette 'archistar' rimasti poi nel cassetto. A Siena, questo problema non c'è: salvo poche eccezioni, quanto più negli ultimi anni un edificio è stato eretto nuovo e vistoso, tantomeno ha portato una firma qualificata, oltre che un impatto degno di nota. Sarà forse fin troppo comodo, ma da profano mi accodo al coro di chi ha qualificato come 'brutture' l'edificio lineare, lo sventramento di piazzale Rosselli, l'esagono di san marco. Eppure la millenaria fama di Siena si deve in buona parte a quanto di mirabile e coraggioso fu edificato nell'era del suo massimo fulgore, economico e non solo. Obiettivamente, veniamo da un era recente in cui la disponibilità economica di sistema non è mancata: non mi pare, tuttavia, che quanto è stato eretto possa aspirare ad esser meta turistica tra decenni e secoli.

Questa considerazione simbolica, in estrema sintesi, può dirla lunga sulla fondatezza delle velleità da capitale europea della cultura. Ma anche, sulle potenzialità di miglioramento, per la cultura e quindi per il bene per la comunità, nei prossimi anni. Francamente, a mio avviso Siena in questa fase non ha proprio le carte per ottenere l'investitura: uscirne battuti con onore, tuttavia, sarebbe già un gran risultato, perché significherebbe che ci ha provato. E io spero vivamente che lo faccia.

mercoledì 15 agosto 2012

L'antispread che ci rimane

Mesi e mesi senza aggiungere parole, e poi due righe che ricompaiono nel giorno di ferragosto: possibile? Sì, se se in questo giorno una combinazione di circostanze ti rimette in condizioni di congelare i pensieri come non riesci da mesi. E di estraniarti dalla moltiplicazione di angosce cui tutti i giorni ti espongono i media, e gran parte dei discorsi con la gente. A queste latitudini viviamo un tempo sospeso in cui molti hanno già visto compromettere il proprio modo di esser umani, altri non ancora ma temono sempre più di farlo. Un tempo in cui se cerchi stimoli e metodi per esser migliori finisci per sentirti anacronistico, isola dispersa in un mare di aggressiva indignazione, che di giorno in giorno inonda valli scavate negli anni precedenti da una clamorosa e diffusa assenza di etica. Un isola come tante altre, magari, con le quali però è difficile stabilire contatti concreti, occasioni per scambiar parole e condividere la costruzione di qualcosa.

Un contesto generale al quale ognuno aggiunge i propri disagi particolari, a seconda che uno spenda le propria energie nella finanza, nell'industria o in un altro dei settori – quasi tutti – che hanno concorso al degrado. Quello dell'informazione nondimeno, il quale oggi accentua i toni delle fobie dopo che, in moti casi, ha evitato di diffondere conoscenze che avrebbero potuto almeno rallentare le degenerazioni. Una lettura che in Italia vale sia per il contesto nazionale, che per molti di quelli locali: il caso di Siena è uno di quelli dove negli ultimi anni, pur se affiancato da alcune meritorie pagine e inchieste da 'cane da guardia', il modo di diffondere notizie e quello di dibatterne pubblicamente ha scontato anche troppi vizi di fondo, tollerando troppe corsie preferenziali da una parte e bocche chiuse dall'altra, creando 'bolle informative' destinate a sgonfiarsi: così, il dilagare della testimonianza (e dell'offesa) anonima, in forma più cattiva che costruttiva, è sintomo di tutto ciò, e di forti crepe per una società che storicamente fa vanto di esser 'civile'.

Fa male veder quel che si vede, e anche il solo sfogliare il giornale diventa sempre più faticoso; si fa strada la rimozione, senza sapere dove potrà portare. Pere restare sul caso locale, leggere ancora pochi giorni fa a tutta pagina che “il santa maria della scala è il grande incompiuto” (Corriere di Siena, 11 agosto) fa specie, soprattutto agli occhi di chi in proposito aveva sottoposto idee all'attenzione di chi doveva esser 'forza di governo', senza però averne alcun riscontro. E fa specie, ma stavolta in positivo, leggere nella pagina accanto suggestioni positive avanzate da semplici cittadini: quella di Mattia (“aprirsi, senza vendersi a persone che hanno pensato soprattutto a loro stessi; aprire le bellezze di Siena ma allo stesso tempo accogliere ogni bellezza che viene da fuori, confrontarsi col mondo e capire che non siamo il centro del mondo”) o di Carla che racconta un caso concreto di semplice quotidianità, (aiutare una straniera in difficoltà a salire le scale) che se ripetuto da ciascuno ogni volta che capita “riporterebbe questa città ad apprezzare quello che ha”. A qualcuno può sembrare buonismo, ad altri l'uovo di colombo. Di questi tempi, frasi così sono oro che luccica al riparo da spread: in paese, in città o metropoli che sia.

sabato 10 marzo 2012

Memorie d'archivio

Quelli inseriti prima della data odierna sono i post recuperati dalla precedente versione del blog, on line fino a fine gennaio 2012 su minimemo.splinder.com. Quelli che seguiranno, se ce ne saranno, saranno alla loro prima apparizione.

domenica 19 febbraio 2012

Brugnato

Sabato 29 ottobre, autostrada A12, in coda per chilometri prima del casello di Brugnato. Sotto un sole splendido e crudele, ammutoliti davanti all'ammasso di fango, alberi, auto ricoperte e forse uomini con loro, mentre ruspe e altri uomini s'affannano a spalare. Tutto questo mentre la radio racconta che ci sono ancora 5 dispersi a tre giorni dall'alluvione, che l'Europa non crede alla lettera di Berlusconi, che le Regioni non adottano il Piano di adattamento per la prevenzione dai disastri; tutto questo mentre la gente prende a pallate di fango ministri e sindaci, mentre le istituzioni aumentano ancora il prezzo della benzina per risarcire la loro stessa incuria, mentre nuovi politici che disattendono le promesse fatte in campagna elettorale succedono ad altri politici che avevano disatteso le promesse fatte in campagna elettorale.

E pensare che questa era l'Italia, quella che ancora due ore prima ti sembrava splendida a Sestri levante, bambini in spiaggia e qualcuno anche a far bagno, sotto un sole di quasi novembre, splendido e crudele.  

(29 ottobre 2011)

Qualche punto fermo

..messo giù circa un anno fa. E' di destra? E' di sinistra? fate voi...
Rispetto della legge. Più un paese tradisce le regole che si dà, più compromette le basi del suo futuro.


Uguaglianza delle persone: nessuno è più 'uguale' di altri: nei diritti e nei doveri.


Pregiudizio inammissibile. Il singolo straniero, come l'italiano, non può essere considerato negativo a prescindere. Se un individuo proviene da ambienti a rischio è giusto premunirsi, ma a nessuno va negata a priori la possibilità di esser cittadino in virtù della provenienza, religione, colore della pelle.


Accoglienza costruttiva. Il mondo a cui puntare è quello in cui una persona si sposta dal suo paese per volontà, non per necessità. La soluzione all'immigrazione dei poveri non è l'accoglienza illimitata, bensì la costruzione di migliori condizioni di vita nei paesi di loro origine. Ogni paese deve accogliere chi ha bisogno in proporzione alle capacità di garantire una convivenza dignitosa tra chi accoglie e chi arriva, senza smettere di puntare all'obiettivo di lungo periodo.

L'ospite sia discreto. Chi arriva su un territorio straniero deve faro con umiltà, chiedendo rispetto per i propri diritti ma non pretendendo di imporre i propri gusti e decisioni a chi già abita in quel territorio.

Libera chiesa, libero stato. Lo stato non deve imporsi alla religione, né viceversa. Ognuno deve essere libero di professare il credo che vuole, senza impedire di fare altrettanto ad altri.

Sia premiata la sostanza. Chi lavora deve guadagnare in proporzione alla fatica ed al grado di utilità futura per la società di quanto sta facendo. Il paese che paga scienziati meno di calciatori e veline è un paese che vive alla giornata.

 Merito. La raccomandazione è l'arma dell'individuo che pensa al futuro proprio fregandosene di quello degli altri, e che spera di non essere mai uno degli 'altri'. Ma più la raccomandazione è diffusa, più il rischio che ognuno cada negli 'altri' aumenta.

 Beato il paese che non ha bisogno di eroi. In epoca moderna, l'esaltazione di singoli personaggi ha spesso preceduto grandi rovine per gli stessi personaggi, e per chi li esaltava. Più un paese costruisce il futuro con un apporto condiviso, più lo fa con basi solide.

 Partecipazione. Più la vita sociale è partecipata, più il paese è rappresentato, equo, aperto e ricco. Anche economicamente.

 Stato e imprese. Un paese che privatizza le funzioni essenziali è un paese che si espone al ricatto, o al conflitto sociale. Uno stato che eroga soldi senza vincolarli al merito ed all'efficace utilizzo, oppure che si accanisce sul reddito d'impresa, è un paese che mortifica il vero imprenditore. E senza veri imprenditori, il paese non progredisce.

 Bambini facciano i bambini. Il paese in cui i bambini diventano grandi troppo in fretta, sia perché vanno alla guerra sia perché anticipano parole e giochi da grandi, è un paese che disperde la capacità di sorridere, di essere ottimisti e spontanei.

 Fatti non foste per esser bruti. Il mondo a cui puntare è quello in cui tutti possano vivere, e non solo sopravvivere; un mondo in cui si vive in modo pieno è quello in cui il corpo e la mente si esprimono al meglio. Ecco perché, accanto alla sopravvivenza, va sempre salvaguardata la capacità creativa

 Le forze dell'ordine sono necessarie anche in un paese civile. A loro non sì deve né disprezzo, né esaltazione: si deve solo rispetto, come loro ne devono ad ogni singolo cittadino, uguale ad ogni altro nei diritti e nei doveri.

 Il paese in cui tutti hanno gli stessi soldi non esisterà mai. Ma più si allarga la distanza tra i più ricchi e i più poveri, e più il futuro sarà a rischio per tutti.

 Chi alza muri, in giardino come alle frontiere, s'illude di esser più sicuro. L'indomani sta meglio, dopo un po' sarà più solo, in futuro starà peggio.

 La bellezza crea benessere. L'ostentazione, invece, crea invidia. L'invidia crea conflitto. Il conflitto crea violenza.

 Usare il cervello ci porta avanti. Usare l'istinto ci riporta a quando eravamo scimmie.

 L'ipocrisia è la negazione dell'intelligenza umana.

 La diffusione di barriere architettoniche, il grado di attenzione agli anziani, l'integrazione di chi affetto da gravi patologie, sono tre indicatori fondamentali del livello di civiltà di un paese.

 La forza va usata solo come estrema ratio. La violenza genera violenza. La pena di morte genera altra morte. Ricorrere alla violenza salva forse l'immediato, ma compromette il futuro.

 L'ignoranza è la base della violenza. Il miglior antidoto è l'istruzione e la conoscenza. Un paese che trascura l'istruzione dei suoi figli, e l'aggiornamento degli adulti, è un paese vecchio e malato.

(30 dicembre 2010)

Disillusion days

2010, ovvero l'anno delle disillusioni. Dalle magnifiche sorti di Obama, dalla capacità del mondo economico-finanziario di andare a lezione d'etica, ovvero di adottare serie misure anti-nuovi crolli (di borsa) o di tamponare lo sfilacciamento della civiltà del lavoro conquistata ad occidente lungo i secoli, ed ora in rapido disfacimento inseguendo i draghi d'oriente.


2010, altre disillusioni: dalla possibilità di far implodere il sultanato-Berlusconi dal di dentro, ovvero tramite gli eccessi in Villa o i ravvedimenti-tradimenti di Fini. Dal ruolo costruttivo dell'informazione, sempre più marchettara, faziosa e morbosa. Dai fasti della Nazionale di calcio; dalla volontà di una piccola città dal grande passato di ritrovare un slancio di lungo periodo.

Qualcuno ha mantenuto le promesse: il Sudafrica come nazione, capace di andare ben oltre le aspettative di prima paese africano organizzatore di un mega-evento come i mondiali di calcio. Chi ha investito in energie rinnovabili, spesso doppiamente vincente sul piano economico come su quello ambientale. Le tenniste azzurre e in particolare Francesca Schiavone, mai nessuna come lei con la racchetta in Italia. E poi,le tante storie singole di chi ha creduto di poter essere più forte delle tante avversità quotidiani. Da qui si ricomincia, necessariamente, per il nuovo anno. 

28 dicembre 2010

Dieci anni, e via

La festa in piazza per l'arrivo del millennio, e i timori per il suo baco che non c'era. L'undici settembre. Il g8 di Genova e la fine delle illusioni no global. Una moneta unica per l'Europa. Il caldo bestiale dell'estate 2003. Lo tsunami nel sudest asiatico. La grande neve del 2005. le olimpiadi di Torino e l'esercito di volontari. L'illusione di Prodi. Le stelle e le stalle del calcio italiano. L'indulto e gli scudi fiscali. Il ritorno di Berlusconi e la deriva leghista. Il primato di Obama. Il masochismo della sinistra, l'inatteso Fini, il dissenso viola e l'eccesso di piazza Duomo. Le piccole grandi storie della gente comune, che soffre e sorride lontano (e nonostante) dai salotti tv.

Avanti nel secondo decennio, e che ci sia salute: non basta, ma serve molto.

(31 dicembre 2009)