domenica 7 ottobre 2018

Roma, Riace, l'etica e le sigarette




Il rispetto della legge è la pietra angolare di una convivenza tra più persone in una collettività che possa dirsi civile. Ed ogni deroga all’applicazione della legge più alimentare quella percezione per cui “tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri” che, goccia dopo goccia, mina la disponibilità delle persone civili a rinunciare ad un po’ della propria libertà personale per godere assieme agli altri di quella collettiva.

Il rischio di alimentare questa percezione è insito nell’atteggiamento di chi in questi giorni per slancio emotivo si schiera deliberatamente dalla parte di Mimmo Lucano, sindaco di Riace agli arresti domiciliari. E’ un rischio che ne porta dietro un altro, che è anzi una certezza: quello di portare argomenti a chi non aspetta altro che l’occasione per denigrare persone come Lucano, e tentativi di integrazione come quelli messi in atto in quel borgo di Calabria.

Tenere conto di questo rischio non vuol dire necessariamente voltarsi dall’altra parte. Può richiederci, magari, di provare a fare un ragionamento più articolato, e non semplicemente istintivo.

Ho letto su un quotidiano questa settimana un’osservazione che ci ricorda come, in ogni comunità, accanto alla giustizia penale o amministrativa ne esista una di tipo “etico”, diffusa nelle menti o nella pancia delle persone. E non necessariamente queste due giustizie sono sempre allineate sullo stesso punto. Anzi: capita – e nella storia è capitato spesso – che la seconda si porti avanti rispetto alla prima, e dopo qualche tempo (a volte anche molto lungo) la prima si riallinei alla seconda, attraverso i necessari atti di legge.

Formalmente, le ‘leggi razziali’ introdotte in Italia erano leggi; era legge l’apartheid in Sudafrica fino al 1992; era legge quella che imponeva ai locali pubblici italiani di consentire ai clienti di fumare, fino ai primi anni Duemila. Lo scorrere del tempo ci ha poi dimostrato come quella legge (penale, o amministrativa) fosse in ritardo rispetto a quella etica (di quel paese, o del resto del mondo); e come infatti chi fa leggi abbia dovuto recuperare il tempo perduto.

Formalmente (se sarà riconosciuto colpevole) Mimmo Lucano oggi sta infrangendo la legge, almeno in parte. E’ abbastanza verosimile però che se lo ha fatto, ciò sia stato per ovviare ad un quadro normativo che nel complesso si fa beffe della condizione umana di persone a cui difficilmente si può contestare lo stato personale di bisogno; ed è anche verosimile che il Sindaco di Riace non abbia agito per tornaconto o guadagno personale, come invece avviene nelle gran parte dei casi di reato. Forse oggi la sensazione di giustizia etica di buona parte degli italiani riesce a fare questo distinguo, a differenza di quello che formalmente fa (o farà, in sede di processo) la giustizia penale. E se è cosi, bisognerà che quanto prima chi fa le leggi si renda conto di questo distacco, e a questo provveda.

A proposito del diverso atteggiamento nell’atto di compiere un reato: tra le tante esternazioni. l’attuale Vicepresidente del Consiglio italiano si è espresso in questi mesi su due arresti eccellenti. Lo scorso mese di giugno su quello di un imprenditore coinvolto nell’inchiesta sul nuovo stadio di Roma, definendolo una brava persona e augurandosi che la giustizia possa presto scagiornarlo. Questa settimana sull'arresto di Lucano, dicendosi “sempre dispiaciuto quando un uomo libero viene arrestato”, ma chiedendosi subito cosa ne penseranno i detrattori della sua politica sui migranti. Per certi versi, comparare questi due casi mi ricorda quello di due condannati su cui la gente fu chiamata a scegliere chi sacrificare, un paio di millenni fa. E uno dei due mi pare si chiamasse Barabba.



Nota a margine
Sono stato a Riace nell’estate 2010, intervistando il Sindaco Mimmo Lucano per la rivista Mixa, che adesso non esiste più. Spero che ciò non abbia condizionato in negativo queste considerazioni. La foto è una di quelle scattate all'epoca sul posto.

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