martedì 16 settembre 2014

Le crociate e i paesi fantasma

Sempre più presi dalle grane personali – spesso molto serie – e disorientati dall'alternarsi di emergenze da prima pagina che i media propongono, in questo Paese diventa sempre più difficile soffermarsi più di un batter di ciglio su ognuno di questi drammi collettivi, perlomeno per provare un minimo ad essere costruttivi e non solo compassionevoli. La brutta stagione (quella ufficiale, perché anche l'estate quest'anno per molti è stata tale) ridimensionerà per cause naturali la frequenza di sbarchi di aspiranti immigrati o rifugiati che soprattutto le coste meridionali dell'Italia hanno subito nel 2014. A fine agosto mentre l'Italia e l'Europa annunciavano in tandem (ma senza scendere troppo nei dettagli) la revisione del sistema 'Frontex', il numero dei morti in acque italiane, annegati sopra o sotto i barconi, aveva già raggiunto quota 1.600 (mille e seicento). Due giorni fa (stima Unhcr) già arrivata a 2.500 (duemilacinquecento).


Sono convinto che la soluzione non possa essere quella di organizzarsi per accogliere al meglio 'chiunque arrivi', perché realisticamente non è in condizioni per assorbire dignitosamente a oltranza questi carichi di fuggiaschi. La vera soluzione sarebbe quella di rimuovere nei paesi d'origine le ragioni che inducono tante persone a fuggire: impresa improba, ma questo è.


Detto questo, credo che snellire le procedure di concessione del diritto d'asilo, e far si che il resto dell'Europa adotti lo stesso modus operandi richiesto all'Italia (e non come l'Austria che respinge i rifugiati alla frontiera) sono migliorie di percorso che sarebbe opportuno conseguire. Assieme al superare tanta retorica xenofoba accompagna i dibattiti politici intorno a questo tema. E cercare di prendere il buono che c'è da questa situazione, quando c'è.


Ad esempio: in Italia ci sono circa 6mila i paesi fantasma, abbandonati o a rischio di abbandono. Alcuni muoiono senza colpo ferire, e amen. Altri sperimentano qualcosa per opporsi al destino segnato: ad esempio, cercando di creare le condizioni perché non-italiani (i rifugiati, appunto) accettino di abitarli, anche in condizioni in cui gli italiani non accetterebbero più di farlo; e così facendo, si oppongono concretamente all'oblio del centro abitato. Anni fa ho toccato con mano la validità di questo modello a Riace, dove tutt'ora mi pare che sostanzialmente funzioni: quest'anno mi è saltato agli occhi il caso di Acquaformosa, una storia che appare altrettanto valida, anche se non verificata direttamente sul posto. Ho letto anche di Asciano, che pare stia beneficiando dall'aver attratto gli studenti cinesi che per 6 mesi all'anno frequentano l'Università per stranieri a Siena.


I custodi dell'identità italica (o cattolica) hanno buon gioco nel contrapporre a queste soluzioni la minaccia che portano in seno verso la conservazione della nostra civiltà, o verso l'occupazione (e quindi la sussistenza) della popolazione. Credo che la crisi occupazionale di quest'epoca, in Italia, abbia ben poco a che fare con gli sbarchi di immigrati; con la concorrenza sleale da parte di certi paesi (Cina su tutti, tanto per esser chiaro), magari sì; ma questo è un altro discorso.


Concordo piuttosto sul fatto che tra le migliaia di persone che arrembano l'Europa dal sud del mondo ve ne siano anche diverse che lo fanno con l'ambizione di sovvertire il nostro modo di vivere, imponendoci la sharia o altre amenità assurde. Eppure se la civiltà occidentale, o meglio ancora 'europea' un primato ha conseguito nel tempo è stato quello costruito sulla base della ragione, ovvero del permettere ad ogni pensiero di confrontarsi liberamente con l'altro. Il punto più alto della storia di questo continente, assieme al Rinascimento, è stato l'illuminismo: non certo le Crociate, a cui alcuni 'europei' oggi vorrebbero tornare a far ricorso. E il non esser riuscito ad imporre questo concetto al resto del mondo, perché diventasse un punto fermo per qualsiasi popolazione, è stato di fatto la sua sconfitta.


Continuare a voler essere italiani, e europei, nel senso migliore del termine, non può che significare insistere sulla sfida della civile convivenza, cercando di essere più forti dei rischi che essa comporta. L'alternativa sono le crociate, ovvero quello che fomentano per parte loro Isis, Al Qayda e tutti i fanatici o scaltri che agiscono dietro il paravento delle 'guerre sante'.

Nessun commento:

Posta un commento