lunedì 10 febbraio 2014

L'arte superflua per chi studia turismo




Allargando il campo di visuale, la querelle del Santa Maria della Scala potrebbe esser liquidata come questione strettamente locale, propria di una 'comunità' che avrebbe fatto a gestirla più saggiamente e per tempo, e che in essa rischia di avvitarsi nuovamente se continuerà a trattarla in funzione di tornaconti politico-elettorali, come forse sta avvenendo in questi giorni.

Peggio per Siena, se così è dunque. Ma quella di un equilibrato rapporto tra soldi privati e patrimonio pubblico è invece questione d'interesse della nazione tutta: Salvatore Settis su Repubblica nei giorni scorsi invitava a distinguere tra capitali privati 'furbi' e quelli che si avvicinano alla cultura con visione lungimirante, sia per sé che per la comunità, invitando ad adottare norme che incentivino questi ultimi a scapito dei primi. Pare che ci sia bisogno, perché di siti espositivi dove questo rapporto è squilibrato sembrano essercene diversi, da nord a sud.

Sperare che mani sagge intervengano non costa nulla. Intanto, però: la detraibilità delle spese per l'acquisto di libri, annunciata dal Governo a fine 2013, è sparita. E l'insegnamento della storia dell'arte nelle scuole superiori, stando all'attuale Ministro dell'Istruzione, tornerà ad aumentare nei soli licei classici, mentre negli istituti di formazione turistica continuerà ad essere dispersa. Ma non era l'arte uno dei principali motivi di attrazione di questo Paese?

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